Cesena, ponte tra la Cina e le aziende romagnole: spinta geopolitica e business day in ottobre

Sta prendendo forma in città una sorta di “laboratorio” per avvicinare la Romagna e la Cina e ne è protagonista una cesenate, la 33enne Lucia Gentili, che è diventata un ponte tra quei due mondi, partendo dall’attività di mediatrice culturale e linguistica a contatto quotidiano con gli immigrati provenienti dal gigante asiatico.

Domenica questo suo impegno si è concretizzato, presso “Welldone”, nella presentazione del Focus Cesem 2025 intitolato “Cina e Unione Europa: ascesa pacifica e globalizzazione multipolare”, con la partecipazione di Andrea Turi e Stefano Vernole, del I relatori del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, in rappresentanza anche dell’articolista Veronica Vuotto, assente per motivi familiari.

È stata anche l’occasione per un annuncio fatto dalla stessa Gentili: la seconda edizione del “China Business Builder Day” che si svolgerà sempre a Cesena nel prossimo mese di ottobre. Ne sono stati anticipati anche i temi: un confronto sull’intelligenza artificiale tra Europa e Cina, Gdpr e privacy, marketing e logistica per le aziende.

I due autori del report hanno fatto un’interessante relazione sull’attuale situazione globale. Hanno sostenuto che in un mondo in cui l’Occidente è ancora orientato al conflitto, al protezionismo e alle sanzioni, «la Repubblica Popolare Cinese si pone come potenza responsabile ed è pronta ad assumersi maggiori responsabilità nella governance globale, al fine di sostenere un vero multilateralismo e una reale democratizzazione delle relazioni internazionali». Hanno poi aggiunto che «per l’Unione Europea, schiacciata tra pressioni interne ed esterne sempre più insostenibili, una partnership privilegiata con Pechino rappresenta perciò l’ultima opportunità per diventare un polo geopolitico autonomo all’interno della scacchiera globale. L’avvento dell’amministrazione Trump ha indubbiamente chiarito che il mondo è sempre più multipolare e chi si pone in competizione con gli altri soggetti geopolitici senza possedere i requisiti della sovranità rischia di schiantarsi. Questa considerazione vale a maggior ragione per la Ue, che si percepisce quale vettore ideologico di esportazione dei “valori liberali”, ma è ancora oggi priva di un esercito autonomo e degli strumenti necessari a far rispettare le proprie convinzioni. Non si tratta solo dell’assenza di una Costituzione o di un Ministro degli Esteri europeo. L’Unione Europea - hanno osservato - non possiede quello che è il requisito fondamentale della sovranità e cioè il monopolio della forza all’interno dei propri confini, dovendo condividere lo spazio geografico con l’ingombrante “alleato” nordamericano e subirne la volontà politica attraverso la Nato, che rimane un’organizzazione militare indiscutibilmente guidata da Washington». Secondo Turi e Vernole, la Ue è quindi chiamata a svolgere un nuovo ruolo: «La contrapposizione tra Stati Uniti e Cina non deve spingere l’Unione Europea a una scelta di campo rigida, ma a definire uno spazio continentale di autonomia, fondato su equilibrio e interdipendenze gestite. La Cina, in questo quadro, non è solo una sfida, ma anche un interlocutore strategico: è oggi leader mondiale in settori cruciali come le terre rare, la tecnologia verde e le infrastrutture digitali, componenti indispensabili per gli stessi obiettivi di transizione ecologico-digitale e competitività dell’Ue. La capacità di Pechino di innovare continuamente costringe l’Europa a sviluppare politiche industriali proprie, a investire in ricerca e sviluppo e a sviluppare nuove catene del valore. Attraverso il dialogo - è stata la conclusione - la tradizione diplomatica italiana rappresenta un punto di forza per costruire forme di cooperazione condivisa con tutti i Paesi Brics».

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