Cesena, piano di assetto idrogeologico bocciato dall’esperto: «Rivedibile»

Cesena

Il 18 dicembre 2025 l’Autorità di Bacino del Po, competente anche per i fiumi romagnoli, ha emanato il nuovo Pai (Piano di assetto idrogeologico). Un protocollo conoscitivo, normativo e tecnico-operativo, che indica le linee guida da seguire nei progetti di salvaguardia dell’assetto idraulico e idrogeologico dei bacini fluviali. Ritenuto «rivedibile» dal geologo bolognese Riccardo Galassi, intervenuto venerdì sera in un incontro pubblico organizzato nella parrocchia di San Rocco dal Comitato Alluvionati Cesena, al quale ha partecipato anche una delegazione dell’omologo comitato faentino.

Primi interventi

Tra le priorità per Galassi ci sarebbe «la messa in sicurezza degli argini fluviali in montagna. A monte della diga di Quarto - ha detto -, riabbassando l’interrato. Lavorare all’interno del bacino della diga permetterebbe di togliere le incombenze che altrimenti si riverserebbero sulla collina e sulla pianura di Cesena. Dal 2001 in poi, il Pai - ha illustrato con il supporto documentale - ha sempre segnalato che nella zona di Borello e San Martino in Fiume sussisteva un’insufficienza di portata in caso di piena. A Cesena si evidenziava come il ponte della ferrovia impedisse il passaggio delle piene. Tanto che nel 2003 il centro storico viene segnalato come criticità perché il ponte poteva fare da “tappo” causando la risalita dell’acqua: ciò che è successo nel 2023 per l’ingente trasporto di detriti».

I limiti

Il geologo bolognese contesta il nuovo Pai, poiché non sarebbe esaustivo. «Si limita - ha sostenuto Galassi - ad affermare che tra le soluzioni per conservare il bacino idrografico e ridurre i rischi idrogeologici ci sarebbe anche la previsione di realizzare invasi montani. Ma non spiega come farlo». Il protocollo è composto da due relazioni: «una affronta ciò che andrebbe fatto per tutti i bacini - ha descritto l’esperto - toccando aspetti molto generici. L’altra è una monografia dedicata ai torrenti Savio e Borello dove viene mostrato lo studio fatto dall’Ente e dove si elencano, in maniera generica, i possibili interventi. Ma senza considerare gli invasi di montagna». Strutture da lui ritenute fondamentali per la messa in sicurezza degli argini e per evitare l’accumulo di acqua e detriti a valle. «Nel 2023 - ha denunciato - l’acqua non è stata bloccata a monte e si è scaricata a valle con estrema potenza. Questo perché non sono mai stati presi in considerazione i fenomeni in montagna. Dove precipitazioni importanti si verificano con una certa frequenza».

Il passato

Una gestione perpetrata negli anni. «È giustissimo - ha riconosciuto - parlare di casse di espansione, ma andavano fatte prima». Come mostrato sempre attraverso la fonte ufficiale, «Il Pai dal 2003 ribadisce di realizzare le casse di espansione Ca’ Bianchi, Palazzina e Mulino e casse di laminazione nelle nuove lottizzazioni. Non è una questione nata nel 2023. E purtroppo - ha dichiarato - la Regione è la prima delle responsabili, perché avrebbe dovuto quantomeno erogare i fondi. Poi a cascata arriva la responsabilità di Province, Comuni, Consorzi di bonifica. Perché i fondi - ha riportato dicendosi estraneo da ogni contaminazione politica - c’erano, ma non sappiamo dove siano andati». E ha concluso con un monito: «Non possiamo continuare a parlare di eventi eccezionali. La gente deve sapere che ciclicamente queste piogge si ripetono».

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