Tiziano Carradori, il cesenate 69enne alla guida dell’Ausl Romagna, è andato in pensione con decorrenza da inizio dello scorso mese di luglio e ha iniziato a percepire il 7 dicembre quanto gli spetta come dirigente a riposo. Ma al tempo stesso ha chiesto e ottenuto un incarico, non più quale dipendente ma con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, per reggere ancora il timore della stessa Azienda sanitaria fino al 2029, prendendo in aggiunta alla pensione anche il compenso per il lavoro che sta continuando a fare.
Interrogazione e critiche
È questa la situazione che ha fatto scattare in Regione un’interrogazione presentata da Luca Pestelli, consigliere di Fratelli d’Italia, e sottoscritta dai colleghi Alberto Ferrero e Nicola Marcello. L’assessore regionale Massimo Fabi ha risposto confermando che le cose stanno così. Da un punto di vista normativo, quanto si sta facendo è legittimo, sulla base di un parere reso dalla Segreteria della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’allora Governo Draghi, che lo consente in deroga alla normativa di riferimento per le aziende sanitarie. Ma Pestelli, oltre a esprimere qualche dubbio, citando una pronuncia della Corte dei Conti, riferita alla Puglia, basata su una diversa tesi, sostiene che è inopportuno, tenuto conto del fatto che «l’Ausl Romagna nel 2024 ha riportato un passivo superiore a 37 milioni di euro e per il bilancio preventivo del 2025 si è ipotizzata una perdita di oltre 200 milioni di euro». Inoltre - aggiunge l’esponente di FdI - «al personale e agli operatori sanitari in forze all’Azienda Usl della Romagna vengono quotidianamente imposti sacrifici relativi a turni di lavoro, straordinari non adeguatamente riconosciuti e professionalità non opportunamente valorizzate. I cittadini sono costretti a confrontarsi quotidianamente con problematiche relative a liste d’attesa difficilmente accessibili e riduzioni di servizi, oltre che ad affrontare nuove spese per via dell’introduzione del ticket farmaceutico. De Pascale aveva promesso un cambio di passo, e invece oggi ci troviamo a commentare la conferma ed il doppio trattamento economico di un dirigente che ha presentato domanda di pensionamento subito dopo la sua nomina».
La difesa dei vertici Ausl
Dal canto loro, il direttore Carradori e l’Ausl Romagna hanno fornito informazioni dettagliate, in nome della massima trasparenza, su tutta la partita. Inclusa la quantificazione dei compensi aggiuntivi messi in tasca dalle tre figure che occupano le posizioni di vertice dell’Ausl. Si tratta di quote variabili sulla base del raggiungimento degli obiettivi assegnati. Nel caso dell’Ausl Romagna, nell’anno 2024 la Regione ha stabilito che i traguardi indicati sono stati tagliati per un 91% del livello massimo. Un risultato che si è tradotto nel pagamento di 28.198 euro lordi a Carradori (una cifra quasi identica a quella di ciascuno dei tre anni precedenti) e di 22.558 euro a testa Francesca Bravi e Agostina Aimola, rispettivamente direttrice sanitaria e amministrativa.
Per quel che riguarda le contestazioni di Pestelli sui disavanzi di bilancio, dall’Ausl Romagna fanno notare che quello pro-capite riferito al 2024 è «il secondo più basso di tutte le Aziende Sanitarie dell’Emilia-Romagna» e si stima che il dato relativo al bilancio 2025 non supererà i 40 euro pro-capite, al di sotto della media regionale».