Cesena, pedinata al mare da un investigatore mentre è in permesso per la 104: “Licenziamento ingiusto”

Cesena

Quasi vent’anni di servizio cancellati dal pedinamento di un investigatore privato e da una lettera di licenziamento. È la storia di Cristina Olivi, 57 anni, operaia mulettista cesenate, finita al centro di un caso giudiziario per aver trascorso qualche ora in uno stabilimento balneare di Cesenatico mentre si trovava in congedo straordinario per assistere la madre, affetta da Alzheimer. Il Tribunale di Forlì, con una sentenza firmata dalla giudice Agnese Cicchetti, ha messo la parola fine a un’odissea durata oltre due anni. Il verdetto è netto: il licenziamento era illegittimo, tanto che è stata disposta la reintegra del posto di lavoro (la lavoratrice ha optato per l’indennità sostitutiva della reintegra, equivalente a 15 mensilità perchè nel frattempo ha trovato altra occupazione), il risarcimento del danno e il pagamento delle spese legali a carico dell’azienda di Gambettola per cui la donna lavorava dal 2004.

Secondo la sentenza, il fatto che la donna si fosse concessa brevi momenti di pausa non inficiava il diritto al congedo. «La Cassazione e ora anche il Tribunale di Forlì - hanno spiegato le legali Velca Artusi e Michela Bravi - hanno confermato che la legge non disciplina in modo rigido tempi e pause durante l’assistenza, purché l’impegno principale resti la cura del familiare. Cosa che, effettivamente, la nostra assistita ha sempre fatto e continua tuttora a fare». Tutto ha inizio nell’estate del 2023. L’azienda, sospettando un abuso dei permessi legati alla Legge 104, assolda un investigatore privato. Nella relazione finiscono tre giornate in cui la lavoratrice viene avvistata al mare. «Il rapporto di lavoro è proseguito regolarmente per tutti i 19 anni, almeno fino al congedo straordinario richiesto per prendermi cura di mia madre, malata di Alzheimer - racconta Olivi -. In quegli anni usavo anche le ferie per occuparmi di lei, volevo solo rifiatare e staccare qualche ora. Prendersi cura quotidianamente di una persona con Alzheimer non è facile e il giudice ha riconosciuto proprio questa fisiologica necessità di recupero».

Nel novembre 2023 alla donna viene mossa una contestazione disciplinare, a cui seguirà il licenziamento. «Ho contattato subito il sindacato, con cui abbiamo incontrato l’azienda per avere chiarimenti circa l’accaduto, visto anche il rapporto di fiducia che, credevo, si era costruito in questi 19 anni di lavoro - prosegue la 57enne -. Abbiamo incontrato i vertici aziendali in ufficio, la questione sembrava chiusa e il sindacalista mi ha rassicurata. Qualche giorno dopo, invece, mi è arrivata la lettera di licenziamento». Da qui il calvario, anche se poi la donna ha deciso di non abbattersi e di rimboccarsi le maniche. «Ho deciso di mettermi alla ricerca di un nuovo impiego - dice Olivi -. Nonostante tutto è stato abbastanza semplice, probabilmente anche per le mie qualifiche di mulettista. La “macchia” che avevo addosso non è stata un problema, anzi con i miei nuovi datori di lavoro sono stata franca sin dall’inizio, senza nascondere quanto era capitato». Nonostante la vittoria legale e l’ordine di reintegro, Cristina Olivi ha scelto di non tornare a guidare il muletto nell’azienda di Gambettola. «Non potevo tornare dove era venuta a mancare la fiducia - conclude la 57enne -. Oggi ho trovato una nuova serenità: con orari di lavoro più flessibili e con l’aiuto di mio fratello, entrambi riusciamo ad avvicendarci meglio e a prenderci cura di nostra madre».

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