Cesena, patto per aiutare i poveri. Caritas e Comuni in campo con 36 letti, cibo, ascolto, orti sociali

L’associazione “Mater Caritatis”, braccio operativo della Caritas diocesana di Cesena-Sarsina per mettere in capo azioni mirate a ridurre e contrastare la marginalità sociale, continuerà a essere anche nel corso del 2026 un paracadute per non fare precipitare chi è in condizioni di estrema difficoltà dal punto di vista economico e sociale. Alla fine del 2025 è scaduto l’accordo di collaborazione tra l’Unione dei Comuni Valle Savio e queste preziosa realtà, che dal 2008 opera in sinergia con gli enti locali del territorio, e si è deciso di rinnovarlo anche per l’anno in corso. Si consolida così un’alleanza che era stata stretta per la prima volta nel 2015 e si è rivelata molto preziosa per fronteggiare emergenze che ormai non possono neppure più essere definite così, visto che certe sacche di povertà sono ormai croniche.

Sono diverse le forme in cui “Mater Caritatis” prova a sostenere persone alle prese con disagi socio-economico, situazioni di non autosufficienza e a rischio di emarginazione, degrado, abbandono o solitudine. Il più visibile, e di importanza cruciale, è la gestione di strutture di accoglienza rivolte ad adulti soli o famiglie anche monoparentali in stato di particolari necessità all’interno di tre strutture: la casa “Emmanuel” a Martorano, con 15 posti (aumentabili a 20 in presenza di bambini) per donne sole o con figli; la casa di seconda accoglienza “San Giuseppe”, a Martorano, con 7 posti per uomini; la casa “Sant’Anna”, con 9 posti, sempre a Martorano anche in questo caso destinati a uomini.

Ma questa assistenza di base per il primo dei bisogni materiali, che è quello di avere un tetto, è solo una parte dell’impegno dell’associazione collegata alla Caritas. Tra le varie attività messe a disposizione di chi ha bisogno ci sono servizi di prima necessità come docce e indumenti, la mensa per i poveri, la dispensa con predisposizione dei pacchi alimentari e le distribuzioni alle Caritas parrocchiali. E, ancora, la conduzione degli orti sociali attraverso propri volontari esperti, per accompagnare gli assegnatari indigenti nella loro gestione e mantenimento. Senza dimenticare il ruolo del Centro di ascolto e prima accoglienza, fondamentale per fare orientamento e accompagnamento verso percorsi di maggior autonomia. Proprio il tema dell’autonomia è un punto centrale dell’accordo tra Unione e “Mater Caritatis”, con l’obiettivo di sviluppare «una rete di accoglienza non meramente assistenziale ma orientata alla promozione di percorsi capacitanti», attraverso le quali le persone possano tornare gradualmente a camminare con le proprie gambe o ad avere comunque esigenze di assistenza meno pressanti. Ma c’è anche un’altra sfida, che è «favorire nella comunità locale lo sviluppo di atteggiamenti e pratiche solidali, anche con il supporto dei servizi che compongono la rete dei servizi dedicati alla grave emarginazione adulta». E diffondere la conoscenza dei servizi esistenti.

Per tutte queste attività di supporto “Mater Caritatis” riceverà dal Comune un contributo annuo di 87.500 euro, da liquidare in tre tranche, di cui solo il 30% immediatamente.

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