Quarant’anni di attività sempre in crescendo per la parrucchiera Cristina di Cristina Guzzon, premiata questa mattina da Confartigianato Cesena a cui è associata con una targa al valore artigiano consegnata nel suo salone in via IV Novembre da Simona Morghenti e Cristiana Suzzi. “Dopo la gavetta in due attività di acconciatura dove appresi il mestiere avviai il salone nell’ottobre del 1986 — ha rievocato l’imprenditrice — in un locale non distante da questo dove mi sono trasferita sedici anni fa. Oggi ho sette collaboratori, clienti fidelizzati e che crescono. La squadra è la nostra forza e con i dipendenti abbiamo festeggiato la ricorrenza con due giorni a Venezia. Le clienti sono il nostro stimolo: noi diamo loro la possibilità di sentirsi gratificate nell’aspetto fisico e più sicure, loro in cambio ci assicurano un rapporto che va oltre la professione, contraddistinto anche da confidenze e amicizie. Alcune ci hanno fatto un regalo peri nostri primi quarant’anni. Un Capodanno mi ritrovai con la fila interminabile di clienti e alle otto di sera stappammo lo spumante per festeggiare insieme il nuovo anno. È uno dei tanti lati belli del nostro lavoro”.
Il ‘biondo’ di Cristina è un marchio di fabbrica: “Dicono così da tanti anni, che questa colorazione del nostro salone, che io sono in grado di assicurare, è inimitabile ed ha accresciuto la reputazione della nostra attività. Non nasce dal caso, ci ho lavorato a lungo”.
Non sono mancati periodi difficili. “L’alluvione è stata devastante - afferma Cristina Guzzon -, il salone è a due passi dall’argine del Savio e subimmo danni. Ma vennero in tanti ad aiutarci a ripulire il fango e anch’io feci lo stesso per ospitare nei locali negozi vicini. Col Covid fu più dura: il vuoto, il silenzio, l’attività chiusa, le piante che morivano. Il ricordo mi procura ancora angoscia”. I saloni di acconciatura a Cesena sono numerosi e vanno bene. “In generale sì, c’è posto per tutti. Ma il successo non cade dall’alto. Mi sono iscritta a un master, perché senza formazione si è perduti, ci sono le giovani generazioni con esigenze che dobbiamo intercettare. Un cruccio? La difficoltà nel reperimento della manodopera. Una collaboratrice va in pensione e da tempo sto cercando una sostituta”.
La gioia più grande? “Le mie clienti che sono con me da quarant’anni, e poi le loro figlie e anche le nipoti: il ciclo della vita, siamo un salone familiare e lo dico con orgoglio”.