Non si spengono i riflettori sulla questione palestinese, continuando a raccontare in incontri pubblici, anche con testimonianze dirette di chi è stato in Cisgiordania, l’oppressione e la violenza che vanno avanti quotidianamente in quella terra, così come a Gaza. Ma oltre a informare su cosa accade, nell’affollata saletta di Anpi, con una cinquantina di persone presenti, si è discusso l’altro ieri su cosa ognuno può fare per provare a incidere positivamente.
L’occasione è stata offerta da un confronto dedicato alla Palestina, “in difesa della vita e della comune umanità”, di cui sono stati protagonisti Paola Zonzini, di “Mediterranea Saving Humans”, Jonathan Montomoli, di “Rimini4Gaza”, e Lorenzo Gori, del gruppo “La Comune”, che ha organizzato l’iniziativa, introdotta da Vincenzo Morrone e Lucia Bazzocchi.
Zonzini, che come Montomoli, è stata in Cisgiordania, ha evidenziato come «il furto di terre e le prepotenze da parte dei coloni israeliani siano incessanti e ben visibili, viaggio dopo viaggio», e ha aggiunto che la popolazione «continua a non arrendersi, in modo non violento e nonostante tutto conserva la speranza». Montomoli ha sottolineato come l’eliminazione dei sanitari, con oltre 1.700 vittime in quella categoria, sia il segno più lampante, insieme all’uccisione e all’esclusione dei giornalisti e al blocco degli aiuti umanitari, di portare avanti un’opera di distruzione in modo meno eclatante rispetto alla guerra genocidiaria durata due anni. Ha segnalato che «a Gaza non è più rimasto nemmeno un nefrologo, uno specialista di primo intervento, una risonanza magnetica» e ha dato atto all’Ausl Romagna di essere stata l’unica a supportare la mobilitazione che un gruppo di medici del territorio ha organizzato. Gori ha dato il la alle riflessioni sul cosa fare, sostenendo che «davanti a Stati sempre più bulli e all’impotenza degli organismi internazionali», non resta che costruire dal basso «alternative per una convivenza umana».
Dal pubblico, proprio sul modo di reagire, si sono levate lamentele per il fatto che «la politica locale fa belle dichiarazioni ma poi non segue alcuna azione concreta», si è messo l’accento sull’importanza di «insistere coi boicottaggi alle ditte israeliane ma anche a colossi internazionali che appoggiano il genocidio» e si sono raccolte firme su una petizione che incalza la Regione a fare di più per prendere le distanze, con atti concreti, dal governo Netanyahu. Dal canto suo, Montomoli ha fatto notare che «ci sono tante azioni che ogni singolo può fare, dall’imbarcarsi sulle flottille o il bloccare i carichi di armi quando arrivano nei porti, fino al rivedere i propri stili di vita, evitando di comprare prodotti commerciati da chi compie orrori o li sostiene. Dipende tutto da quanto ciascuno è disposto a rischiare e da quanto è pronto a rinunciare e sacrificarsi». Insomma, un richiamo forte alla responsabilità personale, sapendo che però per essere veramente efficaci le azioni devono essere collettive.