Contro la decisione di Israele di espellere le ong che non si piegano alla richiesta di fornire i nomi del loro personale palestinese. Ma anche contro Decreti liberticidi, come quello che dovrebbe contrastare l’antisemitismo ma finisce per colpire ogni critica fatta a Israele e la nuova versione del Decreto Sicurezza, che tra le altre cose limita sempre di più il diritto costituzionalmente garantito di manifestare e dissentire.
Sono queste le ragioni per cui un gruppo di cittadini numericamente ridotto ma molto combattivo, con alcuni operatori sanitari in prima linea, ha dato via a un flash mob davanti all’ingresso del Bufalini, nel primissimo pomeriggio di ieri. In altre decine di ospedali in varie parti d’Italia è stato fatto lo stesso gesto, per ribadire che «cura e solidarietà non sono reati» e che la compilazione di «liste» di persone, che rischiano di diventare «bersagli», è inaccettabile.
A smuovere le coscienze di diversi professionisti sanitari è stata la messa al bando di ben 37 ong, tra cui Medici senza frontiere e Oxfam, che a partire da domani saranno obbligati a lasciare Gaza e la Cisgiordania dopo il rifiuto di consegnare i nominativi del personale palestinese.
Per schierarsi dalla loro parte è stata anche lanciata una petizione online, che è ormai vicina alle 7mila firme. Nel testo si ricorda che «anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, Israele non ha rispettato gli accordi sull’ingresso degli aiuti. Solo il 38% dei camion concordati sono effettivamente autorizzati a raggiungere le proprie destinazioni. A Gaza si è assistito al più grave crollo dell’aspettativa di vita mai registrato, passando da 75,5 a soli 40,5 anni da ottobre 2023 a settembre 2024. Con i civili che rappresentano oltre l’80% delle vittime e circa 20mila bambini uccisi, a Gaza si registrano le più alte percentuali di uccisioni di civili e di bambini mai documentati in un singolo contesto di violenza organizzata contro una popolazione». In un simile quadro, la richiesta ferma è che «Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il proseguimento delle attività delle ong sul territorio» e «garantisca l’ingresso degli aiuti umanitari».