Si è concluso con un accordo, che ha consentito di pagare la metà di quanto era stato chiesto, un braccio di ferro tra l’Agenzia del Demanio di Bologna e il Comune di Cesena per una questione iniziata una decina di anni fa ma che va a ritroso nel tempo di un altro decennio. Un’occupazione senza titolo, e quindi abusiva senza usare quella terminologia tecnica più forbita, di cui si era macchiato per una volta l’ente pubblico locale di Palazzo Albornoz.
Cesena, occupazione abusiva dell’ex poligono: c’è l’accordo tra Comune e Demanio
La vicenda
Tutto ha avuto origine da un atto con cui il Demanio, il 30 aprile 2015, trasferì, a titolo gratuito, la proprietà dell’ex poligono di tiro a segno in via Machiavelli, nella zona dell’ex zuccherificio a ridosso del fiume Savio. Con quel provvedimento si stabilì che il Comune avrebbe dovuto pagare un indennizzo per l’uso senza titolo, come strada, di una porzione dell’area ceduta. Nelle prime settimane dell’anno seguente l’Agenzia del Demanio presentò il conto: sulla base dei calcoli fatti, il Comune avrebbe dovuto sborsare 10.472 euro. Quella la cifra richiesta per l’occupazione abusiva che sarebbe durata da inizio 2005 fino alla fine del 2014. L’amministrazione comunale di allora replicò che il terreno oggetto di contestazione era stato utilizzato da Anas, nell’ambito delle opere per realizzare la Secante, che era stata consegnata al Comune di Cesena solo nella primavera del 2007. Ma il Demanio ha ribadito le sue pretese, sollecitando per altre due volte il pagamento dei 10.472 euro indicati: la prima volta pochi mesi dopo la prima richiesta; la seconda nel 2024, precisamente in aprile.
Ricorso e accordo
A quel punto, il Comune ha fatto ricorso, sostenendo che era scattata la prescrizione del debito, di durata quinquennale. Poi ha proposto un accordo transattivo a saldo e stralcio, rendendosi disponibile a versare la metà della somma al centro della contesa. Nelle scorse settimane è arrivato l’ok del Demanio: si accontenta di ricevere 5.240 euro. Dopo tanti anni, questa controversia decisamente insolita, in quanto la regola è che sia il Comune a contestare occupazioni abusive di suolo e non viceversa, può quindi dirsi chiusa.