Cesena, nuova vita per l’ex complesso Roverella: a settembre apre lo studentato

Cesena

La riqualificazione dell’ex complesso Roverella restituisce alla città uno degli edifici più importanti del centro storico, facendo riemergere, mattone dopo mattone, anche parti della sua storia rimaste nascoste per secoli.

Gli scavi archeologici condotti tra il 2024 e il 2026 nell’ambito del grande intervento finanziato con 14 milioni di euro di risorse Pnrr hanno permesso di ricostruire alcune delle trasformazioni attraversate nel corso del tempo e di portare alla luce strutture fino a oggi sconosciute.

La storia dell’ex Roverella

Con i suoi circa 6.500 metri quadrati coperti e 5.500 scoperti, l’ex Roverella affonda le sue radici nel monastero delle benedettine conosciute come “santucce” o monache dello Spirito Santo, arrivate per iniziativa di Francesco Ordelaffi. Nei secoli il complesso ha cambiato più volte funzione, diventando prima ospizio, poi orfanotrofio e sede di diverse opere assistenziali.

Una delle trasformazioni più importanti risale alla fine del Seicento quando il complesso venne ampliato e le religiose fecero costruire una nuova chiesa, più ampia e sfarzosa di quella precedente. Nacque così l’attuale chiesa dello Spirito Santo, edificio barocco progettato dall’architetto cesenate Pier Mattia Angeloni.

Gli scavi

Che il sottosuolo del Roverella potesse conservare testimonianze archeologiche era già noto grazie ad alcune segnalazioni di ritrovamenti risalenti agli anni Ottanta. Nel 2022, prima dell’avvio del cantiere, con sonde geotermiche erano state condotte indagini di archeologia preventiva nelle poche aree libere dei chiostri. I risultati positivi hanno portato, tra il 2024 e il 2026, gli archeologi di Phoenix Srl a eseguire le lavorazioni all’interno del complesso.

Il progetto di restauro ha comportato la rimozione della pavimentazione dell’intera chiesa. Anche nella parte settentrionale, dove si trova una piccola cappella, è tornata alla luce l’originaria pavimentazione in mattoni. Al centro dell’ambiente, sotto uno strato di cemento, è emersa l’imboccatura quadrangolare in mattoni di una grande struttura interrata, completamente conservata e fino a quel momento sconosciuta.

Una ghiacciaia nel sottosuolo

Su richiesta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, gli archeologi hanno proceduto allo svuotamento manuale della fossa, raggiungendo una profondità di circa 3 metri e 40 centimetri, limite entro il quale era possibile operare in sicurezza. Strutture interrate destinate alla conservazione del grano erano già state individuate e documentate anche in altre zone del centro storico cesenate.

Gli archeologi l’hanno interpretata in via preliminare come una possibile ghiacciaia o cisterna, probabilmente utilizzata almeno durante la prima fase di vita della nuova chiesa, tra la fine del Seicento e il Settecento.

Il futuro al servizio della città

Ora, conclusa una parte consistente degli interventi, il complesso si prepara a tornare a disposizione della città. Gli spazi lungo via Dandini e via Strinati sono terminati e lo studentato, collocato al primo piano sul versante di via Strinati e dotato di 24 posti letto, sarà tra le prime funzioni a essere attivate.

Il progetto complessivo prevede inoltre 28 appartamenti, un ristorante e un bar, una ludoteca e uffici. Il palazzo dovrebbe entrare progressivamente in funzione a partire dall’autunno, mentre per la chiesa dello Spirito Santo diventerà uno spazio espositivo e auditorium.

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