Cesena, nasce l’associazione “Il Colibrì culturale”

È nato a Borello, una decina di giorni fa, “Il Colibrì culturale”, iniziativa per riscoprire la memoria e stimolare il dialogo. Ed è già pronto a proporre il primo incontro dedicato al libro “La storia di Don Francesco e i suoi fratelli”, scritto da Paolo Poponessi.

Il volume - spiega Antonio Lucchi, che con Maurizio Paganelli è uno dei due fondatori de “Il Colibrì”, «ricostruisce le vicende delle vittime del nazismo nell’Appennino tosco-emiliano, tra Alfero e San Piero. Tra gli episodi più significativi emerge la storia di Don Paternò, parroco della Pieve di Rivoschio. Particolare rilievo assume una lettera scritta dal sacerdote al termine del conflitto, dopo il ritorno dal campo di concentramento di Dachau. Nel testo, don Paternò descrive le persecuzioni subite dalla popolazione e la propria esperienza diretta, offrendo una testimonianza di grande valore storico. Per anni il documento è stato considerato disperso: ne rimaneva traccia solo nei registri della diocesi, alimentando un alone di incertezza. La sua riscoperta si deve al lavoro di ricerca di Paolo Poponessi, che, partendo dall’unico nome disponibile, quello di Bassetti Alvelda in Lucchi, indicata come possibile custode, ha portato alla verifica negli archivi familiari. È in questo contesto che è emersa una minuta originale della lettera, attribuita allo stesso don Paternò. Il ritrovamento restituisce una fonte diretta sulle condizioni vissute in quel periodo, offrendo uno spaccato concreto del clima di violenza e paura che caratterizzò quegli anni. La passione per la storia, in particolare per il secondo conflitto mondiale, può diventare il punto di partenza per un percorso di ricerca e condivisione culturale». L’appuntamento è stasera alle 20.30, nella sede del Quartiere Borello, in piazza San Pietro in Solfrino. Sarà presente l’autore. A seguire, largo alle poesie di Maurizio Paganelli.

Antonio Lucchi spiega che il “Colibrì culturale” è «un’iniziativa nata dall’incontro tra persone unite dalla curiosità e dal desiderio di approfondire il passato e il presente del proprio territorio». Il primo passo è stato «creare un gruppo Facebook, concepito come uno spazio aperto e partecipativo». L’intenzione è quella di «far conoscere eventi, raccogliere testimonianze e raccontare le esperienze vissute dalla popolazione locale durante e dopo il conflitto. Allo stesso tempo - proseguono Lucchi e Paganelli - il progetto guarda al presente, con l’obiettivo di stimolare discussioni libere e costruttive su temi di attualità e sulle sfide del territorio». Insomma, un’iniziativa ambiziosa nel suo piccolo, che «punta a coinvolgere chiunque desideri condividere domande, riflessioni e punti di vista, per promuovere la cultura come strumento di crescita collettiva, capace di arricchire la comunità e alimentare il dialogo». Perché - conclude Lucchi - «sentiamo l’esigenza, e crediamo che valga per altri, di andare oltre i soliti incontri mangerecci o gli aperitivi passati a parlare solo di argomenti frivoli e superficiali. Vogliamo andare in profondità, parlando liberamente, colmando una carenza che c’è a Borello: la mancanza di momenti di aggregazione culturale autorganizzati. Sappiamo che non sarà facile, perché tanta gente legge poco e non è interessata a conoscere, ma vogliamo provarci».

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