Cesena, musica e poesia al passaggio del sudario per i bambini uccisi a Gaza

Cesena

Ci vogliono tante mani per accompagnare il sudario dei bambini di Gaza. Lungo 25 metri e largo otto, pesante come la testimonianza di un genocidio. I cesenati non si sono tirati indietro. Ottocento persone hanno marciato per le strade del centro, raccolte nel silenzio. Nessun coro a romperlo: solo i nomi e una poesia, letta dalla poetessa cesenate Mariangela Gualtieri all’ombra del Gazebo dei giardini pubblici.

Ad accompagnarli un cielo grigio, spettrale e i canti di un coro laico a scandirne le tappe. Non sono mancate le lacrime: “una signora, commossa, mi si è avvicinata piangendo, per abbracciarmi” questo il ricordo di Ivan, uno dei due autori che con le sue mani ha contribuito a scrivere più di 18mila nomi di vittime innocenti.

Al suo fianco Paola Caridi, giornalista e saggista esperta di Medio Oriente, considerata dagli autori “la madrina del sudario”: “Portare il sudario è un gesto ogni volta diverso, che testimonia quanta forza abbia un pezzo di stoffa nel racconto di un genocidio. Cesena è la continuazione di una storia nata ai margini dell’Italia, nei borghi, che si è fatta testimone del genocidio nonostante i media nazionali non lo abbiano voluto mostrare da vicino. Di Cesena ricorderò le persone, in particolare quelle che, incuriosite, si sono avvicinate e si sono aggiunte a noi, e il silenzio, pieno di pensieri e commozione”.

La folla è uno spaccato di tutta la Romagna: Danila e 13 suoi amici sono venuti appositamente dall’Appennino: “Sono stata in Palestina, con Elisa Morgantini. Credo che questa sia un’occasione per dimostrare la solidarietà ai palestinesi e protestare contro le violazioni dei diritti umani. Che il nemico non vada sterminato lo avevamo dato per acquisito, ma evidentemente bisogna ancora farsi sentire per non dimenticarlo”.

Presente anche Filippo Miraglia, dirigente Arci Immigrazione, che ci ha tenuto a sottolineare come il razzismo sia ancora oggi utilizzato dall’occidente per fare campagna elettorale. “L’unico paragone possibile è quello con la Germania del ‘33”.

Tra la dozzina di bandiere palestinesi una è quella di Ignazio, dell’Anpi di Forlì, che sottolinea: “Difendere Gaza significa difendere l’umanità intera. La bandiera per noi è un simbolo di pace e di resistenza. Un momento che noi italiani abbiamo già vissuto con l’occupazione nazifascista e che la storia ha portato a ripetersi oggi, in Palestina, dove Israele ha trasformato Gaza in un grande campo di sterminio”.

A coordinare il tutto Cucine Popolari di Cesena, che in chiusura ha dichiarato: “Chi si occupa di dare da mangiare condivide un gesto di pace, di vicinanza con l’altro. Il nostro evento finisce qui, ma non certo il nostro impegno”.

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