Cesena, multa dall’autovelox di Pioppa annullata dal Giudice di Pace: “Dispositivo non omologato”

Cesena

Calcolatrice alla mano 5.281 moltiplicati per 30mila restituirebbero un prodotto di 158.430.000. È la cifra folle che il Comune di Cesena sarebbe costretto a dover risarcire agli oltre 5mila conducenti che da ottobre 2025 ad aprile 2026 (ultimo periodo di rendicontazione ufficiale resa pubblica dal Comune) siano incappati con il loro veicolo nell’obiettivo dell’autovelox Velocar installato sulla via Cervese, tra le frazioni di Calabrina e Pioppa.

Meri “conti della serva” che dovrebbero mettere in guardia l’Amministrazione alla luce di una recente sentenza emessa dal Giudice di Pace di Forlì che ha accolto il ricorso di un automobilista sanzionato perché circolava a una velocità superiore a quella consentita in quel tratto di via Cervese.

L’infrazione non è sfuggita all’apparecchio e così l’uomo si è visto recapitare dalla Polizia Locale di Cesena un verbale di eccesso di velocità che lo costringeva al pagamento di una multa di oltre 120 euro. Con annessa decurtazione di 3 punti dalla patente.

In qualità di associato ha chiesto il supporto dell’Auto Moto Club Romagna.

Il sodalizio riteneva ci fossero gli estremi per presentare un ricorso per presunta illegittimità del provvedimento perché l’autovelox della Cervese sarebbe stato privo di regolare omologazione.

L’iter giurisdizionale intrapreso dal conducente, affiancato dall’associazione, è cominciato con il deposito del ricorso presso la Prefettura di Forlì-Cesena che, però, l’ha respinto.

I legali hanno, dunque, impugnato l’ordinanza della Prefettura davanti al Giudice di Pace, continuando a eccepire la nullità del verbale emesso dalla Polizia Locale.

All’esito del procedimento, la sentenza non ha lasciato spazio a interpretazioni: ricorso accolto per mancata omologazione dello strumento e «per l’effetto - hanno scritto nel dispositivo - annulla i provvedimenti impugnati».

Le motivazioni addotte dal Giudice di Pace si rifanno a precedenti orientamenti della Corte di Cassazione. In cui si affermava la «non equipollenza del procedimento di approvazione e di omologazione» dei rilevatori di velocità, per cui «il controllo dell’osservanza dei limiti di velocità è provato mediante l’utilizzo di apparecchiature debitamente omologate a esito di procedimenti di approvazione e omologazione da ritenere distinti per modalità e finalità».

E ancora: nemmeno la recente introduzione del decreto del Mit 8 Luglio 2026 n° 125, firmato dal ministro Matteo Salvini, «introduce elementi idonei a modificare il quadro normativo e giurisprudenziale».

Infine, ed era un altro dei motivi fondanti l’azione del ricorrente, la taratura annuale dell’apparecchio, ritenuta non a norma di legge, «è cosa diversa e recessiva rispetto alla contemporanea necessità che l’autovelox sia stata approvata od omologata», riportava la sentenza.

Ottenuta la dichiarazione di illegittimità dell’infrazione contestata, dall’Auto Moto Club si sono dichiarati intenzionati ad avanzare anche una richiesta di risarcimento dei danni morali subiti dal ricorrente. Come già fatto a Cesenatico in un caso analogo dove l’attrice ha fatto istanza per ottenere un indennizzo da 30mila euro. Che moltiplicati per 5.281...

«Il sindaco e l’assessore hanno mentito»

Tra Cesena e Cesenatico sarebbero già circa un migliaio gli automobilisti che avrebbero contestato nelle sedi opportune le altrettante sanzioni comminate nei loro confronti da autovelox non a norma. A comunicarlo è il presidente dell’Auto Moto Club Romagna Luca Ricci che oggi festeggia il primo successo ottenuto nel Comune di Cesena. «Dopo aver già vinto tutti i ricorsi a Cesenatico, arriviamo anche a Cesena – esulta -. Dove il quadro normativo dell’autovelox sulla via Cervese tra Calabrina e Pioppa è il medesimo. Cambia il numero di matricola dell’apparecchio, ma trattandosi dello stesso modello non le regole».

Una rivincita anche verso l’Amministrazione comunale. «La sentenza del Giudice di Pace smentisce le false affermazioni del sindaco Lattuca - dichiara - e dell’assessore con delega alla Polizia Locale Ferrini». Per Ricci, i due amministratori cesenati avrebbero agito in “mala fede” nei confronti della popolazione. «Entrambi sapevano fin dall’inizio che quel dispositivo non fosse omologato. Tanto è vero che il comandante della Polizia Locale, anch’egli consapevole, non si è mai esposto. Ferrini e Lattuca hanno diffuso sui giornali informazioni false - è l’accusa - per far desistere dai ricorsi».

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