Tutelare l’eccellenza nostrana; fornire maggiore trasparenza al consumatore e garantire pieno riconoscimento a produttori e trasformatori. Sono questi gli obiettivi dell’ultima battaglia di Coldiretti.
L’associazione dei coltivatori diretti sta promuovendo in tutti i Comuni e tutte le Regioni italiane l’adozione di una mozione che impegni dette istituzioni ad attivarsi verso l’Unione Europea per modificare l’articolo 60 comma 2 del Regolamento (Ue) n. 952/2013 (Regolamento Doganale, ndr). La proposta, già approvata da Regione Emilia-Romagna e da altri Comuni, di cui 15 nella provincia di Forlì-Cesena, verrà fatta anche all’Amministrazione di Cesena dalla Consulta delle attività agricole che, riunitasi per discutere sul tema, chiederà alla Giunta di approvare apposita delibera da portare in Consiglio comunale.
Mozione
La norma enuclea i criteri per la definizione dell’origine di un prodotto agroalimentare, stabilendo che “se alla produzione partecipano più territori, la merce è originaria del Paese in cui ha subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata”.
Cioè, un prodotto ottenuto da materie prime italiane, se lavorato all’estero prima di finire sugli scaffali del supermercato, non riporterebbe sull’etichetta il Tricolore, ma la bandiera del Paese in cui ha subito quell’ultima trasformazione.
Un meccanismo - è la tesi di Coldiretti - che non tutela la provenienza del prodotto e genera confusione nel consumatore. Provocando danni comunicativi ed economici al “Made in Italy”. «Coldiretti chiede di modificare il Regolamento Ue per garantire massima chiarezza sull’origine del prodotto – ha spiegato il segretario di Coldiretti cesenate Christian Turci davanti al comitato agricolo territoriale –. Per tutelare il consumatore finale e per riconoscere il valore dei prodotti italiani come eccellenze ricercate in tutto il mondo».
Agricoltori
Pur dichiarandosi apertamente d’accordo col contenuto, alcuni membri della Consulta hanno sollevato delle suggestioni. Qualcuno ha evidenziato la presenza di un “buco” nella filiera considerata dal provvedimento. «Modifichiamo un codice per tutelare il consumatore – ha fatto notare uno di loro –, corretto. Ma tra la materia prima e il consumatore finale ci sono anche produttore e trasformatore. Senza nuovi paletti economici a questi due interpreti del processo non torna nulla. Come li tuteliamo?».
Un collega ha sollecitato l’urgenza di proteggere anche “la materia prima, oltre al prodotto finale”. Sintesi? La bandierina italiana sulle etichette delle confezioni aiuta, ma non sarebbe sufficiente.
Suggerimenti
Collegata all’intento di proteggere il consumatore ci sarebbe l’incentivazione della sua fidelizzazione al prodotto italiano. Come suggerito da Marco Casali, capogruppo di Fratelli d’Italia ed esperto in materia di agricola. «Abbiamo sempre più consumatori che destinano la quota maggiore dei loro redditi al cibo e il prezzo resta il primo termine di selezione – ha detto –. Tuttavia, chi ha maggiore disponibilità tende ad acquistare prodotti di alta qualità. Pertanto, proporre solo la modifica della disciplina che individua l’origine doganale è poco popolare. Aggiungerei – ha ipotizzato quale possibile emendamento alla mozione – un impegno a rafforzare le informazioni che arrivano al consumatore. Così da permettere alla fascia di acquirenti con redditività maggiore di essere meglio edotto sull’entità del prodotto e continuare a scegliere secondo qualità».