Per qualche giorno hanno contribuito a mascherare la realtà, ma ora che si sono spente le luci del Natale si riaccende l’attenzione sulla condizione del centro storico. «Vetrine vuote e malandate quasi ovunque»: questa la sintesi fatta da un negoziante che ha l’attività a ridosso di piazza del Popolo. In effetti, chiunque fa una passeggiata in quell’area storicamente vocata al commercio può verificare che il quadro non è rassicurante. «Sono qui da oltre trent’anni - precisa il commerciante che lancia un sos - e una situazione come quella attuale non l’ho veramente mai vista. Nel giro di pochi metri dal mio, hanno chiuso otto negozi, uno dietro l’altro: è desolante». Lo stato d’animo della categoria non è solo conseguenza del calo del lavoro, quanto del dispiacere nel vedere «il centro della nostra città decadere in questo modo - commenta, quasi rassegnato -. Ci sono vetrine chiuse da anni, sporche e disordinate. Di altri negozi si vede l’interno vuoto e fatiscente. È anche questione di immagine. Fa effetto a me che sono qui tutti i giorni, figuriamoci cosa possono pensare i clienti».
Poche speranze
La previsione è inesorabile: «Le persone smetteranno di venire in centro. Perché un cesenate che abita altrove dovrebbe scegliere di venire a passeggiare qui, sapendo che dovrà muovere l’auto, lottare per un parcheggio perché sono sempre di meno e lontani, per ritrovarsi poi a camminare per le vie di una città con negozi chiusi?». Anche davanti a nuovi coraggiosi imprenditori nulla cambierebbe: «Per gli stessi motivi nessun collega verrebbe ad aprire qui. Piuttosto prende in affitto un locale in un centro commerciale o in qualche zona di passaggio, come la via Emilia». Osservazioni amare accompagnate da una solida consapevolezza: «Far ripartire il commercio di prossimità - ammette il commerciante cesenate - è impossibile. Le abitudini di tutti sono cambiate: l’online è preponderante e i centri commerciali fanno il resto. Se nevica e fa freddo: dove vado a fare compere? Al centro commerciale, dove c’è il riscaldamento, prendo un caffè senza entrare e uscire e ho tutto lì a portata di mano».
«Almeno vetrine più decorose»
Le richieste? Poche e semplici. «L’Amministrazione è al corrente dei fatti. Se sia rassegnata anche lei non lo possiamo sapere. L’unico sforzo che le chiediamo è che faccia qualcosa almeno per il decoro della città. Magari invitando i proprietari dei locali sfitti a mantenere almeno in buono stato le vetrine, pulendole periodicamente e sistemando i locali più fatiscenti».
Il dibattito politico
Il Consiglio comunale, nelle scorse settimane, ha approvato una mozione, presentata da Cesena 2024, che proponeva di affittare le vetrine dei negozi sfitti ad associazioni culturali o artisti per esporre le proprie opere o installare decori artigianali e digitali, così da «contribuire al decoro urbano e abbellire il centro storico». Con “Cesena siamo noi” che, definendo l’iniziativa come «cura omeopatica per un malato terminale», ancora una volta ha sollecitato a prendere seri provvedimenti per restituire al centro storico la sua «attrattività», depotenziata anche dallo «spostamento di tutti i servizi e gli uffici essenziali».