Aghi su aghi, di siringhe e di pino. E poi tende, scarpe, contenitori di birra di ogni tipo. Nel mucchio trafficano le pale, spazzole, mani e i rastrelli degli operatori di pulizia.
Se fosse uno scavo archeologico ci si potrebbe allestire un museo. Invece è la testimonianza di un passato, fin troppo recente, fatto di droga, degrado, e vite ai margini della società. «Li abbiamo sentiti anche stanotte quei, lì dentro, che parlavano - sostiene il vicinato, abituato a vigilare sui movimenti dei senzatetto -. Poi sono usciti come erano entrati, scavalcando sul retro, li abbiamo visti».
Qualche ora dopo, alle 10 di ieri mattina, sono iniziate le operazioni di pulizia, inaugurate dalla carica di quattro camion spazzini. Ad accoglierli l’unità antidegrado della Polizia locale, venuta a garantirne la sicurezza: «Tutto sgombero stamattina - riferiscono tre agenti -. Non abbiamo trovato nessuno».
Eppure, fino a poco tempo prima, qualcuno c’era. «Ci abbiamo dormito stanotte - racconta una vecchia faccia nota, venuta a buttare l’occhio - Crack, cocaina, fumano di tutto qui dentro. Dove dormirò io adesso? A San Giorgio, dove ho trovato lavoro».
Il paradosso di Sobborgo Comandini è quello di un sottoproletariato spaccato in due tra chi sporca e chi rimedia. Anche uno degli operatori fino a poco tempo fa dormiva in strada: «Io però ero pulito - racconta, mentre raccoglie l’ottava siringa della giornata -. Ora sono uno stagista, 80 ore per 250 euro al mese. Lo faccio per la casa popolare, per mia figlia, sto nel programma».
Ogni collega che si sporca le mani ha una sua filosofia e motivazione: «C’è della gran monnezza... meglio per noi no? - dice uno di questi, e ride mentre si china a raccogliere l’ennesima scatoletta di tonno -. Ho fatto la fabbrica prima, qui si sta meglio, siamo all’aperto. Me ne frego dello sporco, tanto poi vado a casa e mi lavo». Nei confronti dei senzatetto invece c’è molta meno simpatia: «Poverini che? A me, sin da piccolo, hanno sempre insegnato a lavorare». E di lavoro lì ce n’è da fare parecchio, forse anche troppo. Tutti concordano nel definirlo uno scenario senza precedenti. L’intera superficie del parcheggio è ricoperta da un fitto manto di rifiuti, erbacce ed escrementi umani. Si fanno i mucchi, come quando si spazza un pavimento.
In certi punti lo sporco è talmente sedimentato da essere entrato in simbiosi con la flora locale. Nella piccola tendopoli una fitta ramaglia di rampicanti trattiene teli, materassi bruciati e reti metalliche, e fa a braccio di ferro con la pinza meccanica, che è venuta ad estirparla.
Dopo la prima ora di intervento, Hera, che ha coordinato le società in azione, è ancora ottimista: «Abbiamo riunito una forza senza precedenti, finiremo in giornata, senz’altro - dice un operatore, che era in ferie ed è venuto apposta per seguire l’operazione -. Quella di oggi non è stata una “magia”, ma un’azione tempestiva, che ha richiesto dei grossi sacrifici sul piano organizzativo».
Infine è giunta la pioggia, a interrompere i lavori e bagnare la polvere. Torneranno questa mattina, per concludere.