È stata avvisata all’ultimo minuto che il suo medico di medicina generale non sarebbe stato più in servizio. E quando in fretta e furia si è rivolta al Cup per sceglierne uno nuovo, appena due giorni prima dalla cessazione dell’attività, le sono stati proposti tre professionisti con ambulatori in frazioni periferiche, molto scomodi per chi, come lei abita in centro e nel suo caso non dispone neppure di un’auto. A segnalare il doppio problema che riguarda tanti cittadini, il primo di natura organizzativa e il secondo legato alla cronica e ormai annosa carenza di medici di base e spesso alla loro dislocazione poco funzionale nelle varie zone del territorio, è Antonietta Angelini. Racconta la sua esperienza personale e i suoi malumori, che sono gli stessi di tanti altri cittadini. «Mercoledì 7 gennaio, casualmente, ho scoperto che il mio medico avrebbe cessato il servizio l’11 gennaio. Ha raggiunto i limiti d’età, ma aveva chiesto di continuare a lavorare. Da quello che ho capito, anche lui è stato avvisato delle decisioni prese solo dopo l’1 gennaio. Mi sono arrabbiata, ma poi ho “metabolizzato” la notizia». Ma il giorno seguente - continua a raccontare la 67enne cesenate - le è arrivato il messaggio dell’Ausl e le perplessità sul modo di procedere su un tema così importante sono aumentate: «Nel pomeriggio ha provato a chiamare l’Urp. Solita segreteria telefonica, della durata di quattro minuti, finché mi ha risposto l’assistente virtuale, Gaia o Gioia, non ricordo esattamente il nome, che gioiosamente ho mandato a quel paese. Ho quindi inviato una mail di protesta all’Urp». In questo caso la risposta è arrivata rapidamente, ma è stata di scarso conforto: «Si sono detti dispiaciuti», riferendo che «a cavallo fra il vecchio e nuovo anno hanno avuto molte cessazioni» e comunque - va avanti la donna - hanno puntualizzato che «il messaggio me lo hanno mandato per tempo». Un paio di giorni prima del pensionamento del suo vecchio medico, Davide Neri. L’amarezza ha raggiunto l’apice il 9 pomeriggio, quando Antonietta Angelini si è affrettata a recarsi a Cup, dove le sono stati proposti medici con studi a San Giorgio, Macerone e Calisese. Tutte frazioni lontane per lei che abita a ridosso del cuore della città e non è automunita. Segue una precisazione: «C’era tra le opzioni disponibili anche una dottoressa all’Osservanza», quindi più vicina a casa, «ma, a quanto pare, va in pensione ad aprile». Ovviamente, con quella prospettiva, aveva poco senso fare quella scelta. Riflessione finale: «So della mancanza della figura dei medici di medicina generale ma quello che mi indigna è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità organizzativa dei nostri cari manager. Poi c’è la difficoltà di pazienti, molti dei quali non giovanissimi, di trovare un’alternativa facilmente raggiungibile».
Al posto del dottor Neri dovrebbe comunque arrivare in tempi non lunghi un sostituto. Nell’attesa, però, si è creata una situazione di incertezza e di disagio.