La fuga dei medici nel privato ha ormai raggiunto proporzioni emorragiche. Solo in Emilia-Romagna sono 304 le dimissioni volontarie registrate nell’anno del 2025.
Un dato che si fa temere dopo una breve ripresa che aveva fatto seguito a un gravoso precedente, quello del 2021, dove la crisi pandemica aveva portato a un picco di 314 dimissioni. Dati coerenti in tutta la nazione, Romagna inclusa, che ci parlano di un sistema sempre più vittima dei tagli in bilancio, a cui nemmeno la storicamente solida rete sanitaria romagnola resta immune.
«La situazione nelle nostre province è del tutto sovrapponibile alla media nazionale – spiega Michele Gaudio, presidente dell’ordine dei medici della provincia di Forlì-Cesena –. È un problema serio che riguarda tutto il sistema sanitario, non riusciamo a trattenere i professionisti».
Stipendi e condizioni di lavoro
E le cause del fenomeno, nel settore, sono molto chiare: «I medici non si dimettono per andare a fare i ristoratori, ma vanno a fare lo stesso lavoro da chi li paga meglio. Si è aperto un mercato, perché non c’è equilibrio tra i bisogni dei cittadini e l’offerta che il sistema sanitario nazionale, ormai in sovraccarico, riesce a garantire. Succede così che i giovani medici, formati nel pubblico, si lanciano nel privato, dove trovano condizioni e risarcimenti nettamente superiori».
La maggior parte delle speranze di chi crede in una soluzione rapida passano per le revisioni contrattuali: «La soluzione? Serve un riconoscimento economico adeguato e possibilità di carriera: i giovani non possono essere l’ultima ruota del carro. Poi c’è anche la questione della sicurezza, le aggressioni ai danni dei medici nei reparti di emergenza sono sempre più numerose, e questo genera grande ansia e preoccupazione tra il personale. Un ulteriore concetto che va difeso poi è quello della giusta distanza, dell’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, sempre più sacrificato».
Pubblico e privato
Sebbene i cittadini spendano già privatamente oltre 40 miliardi annuali, ovvero un terzo del finanziamento pubblico nazionale, l’ipotesi di un collasso e di una privatizzazione massiccia suona però ancora molto irrealistica: «Non credo che si possa andare oltre, non tutti possono permettersi il privato. Il diritto alla sanità, garantito dall’articolo 32, è molto solido a livello costituzionale. Il privato e il pubblico sicuramente possono convivere, se il privato è convenzionato e fa prezzi concordati, ma il Sistema sanitario nazionale non cesserà mai, anche se zoppicante continuerà a esistere sempre, perché è parte fondamentale della nostra società civile».
Popolazione più anziana
Il tutto però si inserisce in un contesto in cui quella stessa società civile è sempre più anziana e bisognosa di cure, ma questo secondo Gaudio deve essere motivo di orgoglio, non di preoccupazione: «L’aumento dell’età media non è un problema ma è un risultato, figlio di un sistema sanitario che funziona e può continuare a farlo. L’esempio che si fa spesso è quello del Giappone, che ha un’età media più alta della nostra proprio perché dotato di un sistema sanitario ineccepibile. Il nostro sistema, seppur in crisi, funziona, e bisogna avere fiducia in esso al di là di tutte le critiche di natura politica e ideologica».