Cesena, lupi in pianura, nella scienza una risposta alla paura: “Facciamoli rimanere selvatici e non confidenti”

Cesena

In Emilia-Romagna non esiste un’emergenza lupo. Eppure, tra titoli sensazionalistici e notizie imprecise, la percezione pubblica racconta tutt’altro. La risposta alla paura è la scienza e a riportare il dibattito su basi scientifiche, e soprattutto veritiere, è il Club Alpino Italiano (Cai), con figure come Mabel Severi, membro della scuola di escursionismo e referente del Gruppo Grandi Carnivori del Cai, impegnato nella promozione della conoscenza e della coesistenza con lupo e orso attraverso attività di divulgazione scientifica e monitoraggio sul territorio.

Progetto nazionale

Attraverso un corso promosso dall’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – abilitante alla qualifica di Rilevatore nazionale di avvistamenti di lupo in ambiente antropizzato o di interazioni lupo-uomo e lupo-cane, il progetto nazionale di Citizen science, realizzato in collaborazione con il programma europeo Life Wild Wolf, prevede che le segnalazioni raccolte dai rilevatori vengano inserite in un database online, dopo un’intervista strutturata e la compilazione di un modulo standardizzato. L’obiettivo non è censire in modo generico la presenza del lupo, ma monitorare situazioni specifiche di interazione con l’uomo.

«È fondamentale distinguere tra i semplici avvistamenti e le interazioni lupo–uomo - sottolinea Severi -. A noi volontari interessano casi come la presenza del lupo in centro abitato, interazioni con persone, o aggressioni a cani in presenza di esseri umani».

Data la complessità del contesto attuale, il progetto, attivato nel mese di dicembre, è stato fermato pochi giorni fa, ma quando ancora attivo, Severi aveva ricevuto solo tre segnalazioni decisamente meno di quelle apparse sui social e intutti e tre i casi: «Si trattava di lupi in dispersione, nel loro habitat naturale. Vedere un lupo sul territorio, ormai ovunque, non è di per sé un evento anomalo».

Cittadini spaventati

Dal punto di vista scientifico, i numeri aiutano a ridimensionare molti allarmismi dei cittadini. L’ultimo monitoraggio nazionale, risalente al 2020, stima tra i 3.000 e i 3.500 lupi in tutta Italia. Un dato coerente con l’andamento europeo: tra il 2016 e il 2023 la popolazione di lupo in Europa è aumentata del 35%. Il lupo resta tuttavia una specie vulnerabile. «La mortalità è ancora molto alta, soprattutto per via di incidenti stradali e bracconaggio - ricorda Severi -. È una specie protetta, per cui l’uccisione è vietata e ogni eventuale prelievo legale deve essere approvato prima da Ispra». Dopo la protezione introdotta negli anni Settanta, i lupi hanno progressivamente ricolonizzato anche la pianura, un ambiente più antropizzato rispetto alla montagna, e proprio per questo motivo oggi se ne vedono tanti.

Comportamenti da tenere

«Qui entra in gioco il comportamento umano - conclude Severi- è fondamentale non lasciare cibo all’aperto e proteggere gli animali domestici. Il lupo deve rimanere un animale selvatico: non deve diventare confidente, cioè abituato alla presenza dell’uomo e capace di avvicinarsi a meno di 30 metri. Il rischio maggiore nasce proprio dal cibo facile, che crea condizionamenti positivi».

Incontro pubblico con esperti

In un contesto spesso dominato da fake news ed eccessive semplificazioni, il lavoro dei volontari formati da Ispra e del Cai diventa essenziale per diffondere meno paura tra le persone, più conoscenza, per una convivenza possibile e responsabile. Proprio per valorizzare questo impegno, il 4 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della fauna selvatica, il Museo di Ecologia di Cesena organizza alle 20.30 l’incontro “A spasso con il lupo: conoscerlo per rispettarlo”. All’evento, oltre che Mabel Severi, interverranno l’assessore comunale alla sostenibilità ambientale Andrea Bertani, le ricercatrici Carlotta Nucci e Lia Olivieri e l’operatore naturalistico culturale e presidente del comitato scientifico Cai Cesena Claudio Biondi.

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