Cesena, lo storico Vigile del Fuoco va in pensione: “Il mio ultimo turno di lavoro è stato il primo di mio nipote” VIDEO

Cesena

Se fosse una relazione amorosa farebbe più scalpore per la sua durata che non per la fine. L’epilogo, però, questa volta non spegnerà mai del tutto il “fuoco della passione” del protagonista. Che su quella fiamma costruisce una vita prima di una carriera. Dalla quale è costretto a congedarsi per sopraggiunti limiti di età. «A 60 anni qualsiasi collega va in pensione. Per la legge, giustamente, non sei più idoneo al mestiere». Così, con la stessa lucidità, condita da un briciolo di emozione, con cui affronta ogni intervento quotidiano, il caporeparto esperto dei Vigili del Fuoco di Cesena Giuseppe Lucchi saluta per l’ultima volta quella che per 35 anni è stata la sua seconda casa: la caserma.

L’ultimo turno

«Quando questa mattina (ieri, ndr) ho varcato i cancelli mi sono fermato a chiedermi se fosse veramente l’ultima volta». Spiazzato. Strano per chi è abituato ad affrontare ogni situazione con freddezza e controllo. «Mi dispiace molto lasciare - afferma sincero Lucchi -. Oggi più di ieri sono convinto che se tornassi indietro rifarei tutto». A mancare non sarà solo l’adrenalina dell’azione, ma quello che non si vede. Perché segna l’uomo prima del professionista. «Dopo 35 anni di servizio e un anno di militare sempre nei pompieri - spiega - mi mancherà la vita di caserma. L’affiatamento che si crea con i colleghi è lo stesso di una famiglia». In tutto e per tutto.

Una fine, un inizio

«Mio padre non voleva che facessi il pompiere - racconta -. Come io non credevo che mio figlio l’avrebbe fatto. E ora, nel giorno in cui saluto il servizio entra ufficialmente in caserma mio nipote Michele. L’ultimo turno per me, il primo per lui. E siamo appena rientrati da un intervento», riporta orgoglioso. Le famiglie, d’altronde, si costruiscono. «C’è un collega con cui ho convissuto per tutta la carriera. Siamo entrati in caserma a Cesena insieme, abbiamo prestato un anno di servizio insieme a Bormio e andiamo in pensione quasi insieme: ad aprile toccherà a lui».

Un mestiere imprevedibile

Un viaggio scritto. Forse l’unico possibile. «È merito del servizio di leva se ho scelto questa strada. Mi ha avvicinato alla vita in caserma. Ho capito che avrei potuto fare solo il vigile del fuoco». Capace di insegnare a vedere tutto con altri occhi. «Il pregio di questo mestiere è l’imprevedibilità - ammette -. Quando inizi un turno non sai mai cosa sarai chiamato a fare. Puoi ritrovarti a tirare giù un gatto dall’albero e un’ora dopo davanti a un incidente stradale mortale, un incendio o a una catastrofe naturale». E, forse, il segreto è tutto lì. Nell’incognita. «Non ci si abitua mai al rischio - confessa - la paura deve esserci. Aiuta a proteggersi. È lo strumento che ti permette di valutare con precisione il pericolo, di scegliere come approcciare l’intervento e prevedere le possibili conseguenze».

Gli interventi più duri

Ma alcune esperienze segnano dove è difficile cancellare. «Ho una dozzina di operazioni che non mi scorderò mai - dichiara Lucchi -. Uno in particolare riguarda il caso Predi (Massimo Predi che nel 2000 uccide i genitori, la moglie e la figlia a Lizzano e getta i cadaveri nel pozzo. Condannato all’ergastolo con sentenza definitiva della Corte di Cassazione nel 2021, ndr). Fui io a scendere nel pozzo per recuperare i cadaveri. Conservo ancora le foto della loro estrazione».

Fino ai casi in cui la realtà si mostra in tutta la sua forma. «L’alluvione del maggio 2023 mi ha dimostrato quanto siamo impotenti davanti alla natura. L’acqua non la argini come un incendio».

Un nuovo capitolo

Questo è il passato. Foriero di ricordi e di emozioni. Nonché luce del “fuoco” che illumina il futuro. «Sarà difficile abituarsi alla pensione, ma vorrei che la mia storia servisse ai tanti ragazzi entrati e che entreranno in caserma a non smettere di crederci». E a loro, il Caporeparto Lucchi, dedica l’ultima missione. «Devono rimanere umili. Non devono accontentarsi di finire l’addestramento, ma mantenere l’entusiasmo, la passione e la capacità di ascoltare. Perché si cresce solo insieme». Sta suonando la sirena. L’ultima.

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