La lotta dei lavoratori del teatro per rivendicare un lavoro pagato dignitosamente, a 5 anni di distanza dall’ultimo contratto collettivo firmato nel 2018, è entrata anche al Bonci. Lo ha fatto due sere fa, in un modo che non poteva passare inosservato. Lo sciopero, che si inserisce in una mobilitazione nazionale articolata in giornate tra il 21 al 30 ottobre, a seconda delle regioni, ha infatti fatto saltare lo spettacolo d’apertura della nuova stagione teatrale del Bonci targata Ert. Si intitola “Gone”, è della compagnia “Kepler-452”, con la regia di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, con attori georgiani del Teatro Tumanishvili di Tbilisi. Incentrato sul tema delle migrazioni, era anche una prima nazionale. Ma venerdì sera le porte del teatro cesenate sono rimaste chiuse per protesta. Ieri la rappresentazione si è poi svolta regolarmente, ma il messaggio lanciato il giorno prima è stato incisivo. Lo stesso regista Borghesi, che un paio di settimane fa si era fatto apprezzare, sempre in teatro a Cesena, in un dialogo con Enrico Brizzi, al festival “La bellezza delle parole”, ha spiegato agli spettatori rimasti a bocca asciutta le ragioni dello sciopero. E tutti hanno solidarizzato coi lavoratori teatrali, che in Ert sono circa 120 fissi e aggiungendo gli scritturati arrivano a picchi di oltre 300 quando ci sono più produzioni. Allo stesso tempo, gli attori georgiani, pur non essendo direttamente interessati alla disputa contrattuale, hanno manifestato il loro sostegno a chi stava incrociando le braccia. D’altronde - ricorda Borghesi - in quel Paese del Caucaso «c’è stato uno sciopero dei teatri da record, durato ben cento giorni». Poi continua dicendo che «piange il cuore, per gli attori e il pubblico, non portare in scena uno spettacolo a cui si è lavorato con tanta cura e amore, ma le ragioni dello sciopero erano prevalenti».
Come spiega Viviana Gardi, di Slc Cgil, c’è un muro contro muro tra le parti: «In due anni di trattative per il rinnovo del contratto c’è stata una chiusura totale da parte di Federvivo. Per questo motivo dal 15 ottobre è stato proclamato il blocco di tutte le prestazioni di lavoro straordinario, dal 21 al 30 ottobre sono stati calendarizzati scioperi e il 9 novembre saremo tutte e tutti insieme in manifestazione a Roma. E la mobilitazione continuerà fino al raggiungimento di un accordo che restituisca dignità al settore».
La cruda realtà è che nel periodo passato senza un nuovo contratto l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto del 22-23%. Perciò Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno chiesto aumenti salariali attorno al 30%. Federvivo ha risposto proponendo di allungare al 2029 la vigenza del contratto, riconoscendo ritocchi del +18% per i dipendenti e del +20% per gli scritturati, che non coprirebbero nemmeno il tasso d’inflazione. Senza calcolare l’inflazione reale dalla scadenza del contratto nel 2021, per una dipendente di un teatro che al livello medio ha uno stipendio di 1.440 euro l’aumento sarebbe stato di 28 euro lordi. A quel punto, c’è stato lo strappo, senza riuscire neppure a confrontarsi su altri aspetti importanti, come la classificazione delle figure professionali.