Cesena, la scuola di musica Chorus compie dieci anni: “Soddisfazione vedere gli allievi crescere e migliorare”

Cesena

La scuola di musica Chorus Institute of Musical Arts di San Giorgio a Cesena festeggia i suoi primi dieci anni di attività. In occasione dell’anniversario, la scuola ha organizzato un open day per domani, dalle 16:30 alle 19:30, un invito a scoprire i corsi e la struttura. Lo scorso anno la scuola è stata frequentata da oltre 200 allievi, seguiti da 28 docenti, e ha visto la formazione di 8 band. Elena Di Dato, direttrice della scuola dal 2018, ha raccontato i dieci anni di attività.

Di Dato, partiamo dal programma attuale: quali strumenti insegnate a utilizzare?

«La nostra offerta formativa è molto ampia e comprende: canto, chitarra, basso, arpa, pianoforte, batteria e percussioni, violino, viola, violoncello, contrabbasso, flauto traverso, clarinetto, sax, tromba e trombone. Agli strumenti tradizionali si affiancano i corsi su nuove tecnologie del suono, produzione e registrazione, oltre alla musica d’insieme con band e coro. Per noi non sono solo corsi: sono porte. In pochi arrivano sapendo già quale sarà il proprio strumento. Ci sono bambini che entrano per imparare la batteria ed escono con un violino in mano, e adulti che scoprono da grandi le potenzialità della propria voce».

Ha detto bambini e adulti: quali fasce di età coprite?

«Proponiamo percorsi personalizzati in base alle esigenze di ogni persona, senza limiti di età o di livello: dai bambini fino ai ragazzi e agli adulti. Sulle fasce d’età la nostra risposta è sempre la stessa: non ne abbiamo. L’idea che ci sia un’età giusta per iniziare, e soprattutto un’età oltre la quale è troppo tardi, è uno dei pregiudizi che facciamo più fatica a sradicare».

La musica e i suoi generi sono in continua evoluzione. Con quali mosse cercate di seguire questo fenomeno?

«Negli anni abbiamo ampliato l’offerta formativa, dal classico al moderno, seguendo sia l’evoluzione del mondo musicale sia le richieste degli allievi. Abbiamo potenziato il dipartimento jazz e avviato il dipartimento di tecnologie musicali, dedicato alla produzione e registrazione di musica elettronica e contemporanea. Allo stesso tempo abbiamo voluto valorizzare strumenti meno conosciuti, ma affascinanti, come l’arpa e la viola. Crediamo che una scuola debba anche avere il coraggio di far conoscere ai ragazzi strumenti e repertori che magari non incontrerebbero spontaneamente. La nostra idea è sempre stata quella di non scegliere tra “classico” e “moderno”, ma di farli dialogare».

Quali sono gli obiettivi che insegue la scuola? E com’è cambiata in dieci anni?

«La scuola non per essere semplicemente un luogo in cui si fa lezione e poi si torna a casa. La musica è un linguaggio, ma è anche educazione, espressione e relazione. Nel corso degli anni ha preso sempre più spazio la dimensione sociale e culturale della scuola, fino alla nascita di “Chorus per il sociale”. Inoltre, abbiamo compreso l’importanza della musica dal vivo. Vogliamo dare all’allievo gli strumenti per imparare a stare su un palco, suonare con altre persone, affrontare un pubblico e, eventualmente, iniziare a costruire un percorso professionale. Abbiamo anche imparato ad ascoltare maggiormente le esigenze delle nuove generazioni. Oggi un ragazzo può arrivare a scuola interessato non soltanto a imparare a suonare uno strumento, ma anche a scrivere una canzone, produrre musica, registrare, lavorare con la tecnologia o costruire un proprio progetto artistico. Parallelamente, però, è rimasto un elemento fondamentale: imparare musica richiede tempo. In un’epoca in cui tutto è immediato, lo studio di uno strumento musicale non si può accelerare».

Qual è stata la sfida più grande che ha intrapreso la scuola nel tempo? E quale sarà quella futura?

«Una delle sfide più grandi è stata sicuramente quella di attraversare il periodo del Covid, mentre in futuro vogliamo diventare una “casa delle arti musicali”: un luogo in cui la musica dialoga con altre forme espressive. Da quest’anno proporremo anche laboratori legati alla recitazione e alla dizione, al disegno e altre discipline».

Dieci anni di attività rappresentano un traguardo notevole. Come intendete celebrare?

«Festeggiare dieci anni significa innanzitutto guardarsi indietro e rendersi conto di quanta strada è stata fatta. In occasione dell’anniversario inaugureremo anche un nuovo piano della scuola, con cinque nuove aule e amplieremo anche l’aula studio. Questi nuovi spazi rappresentano l’idea di scuola che abbiamo costruito nel tempo: un luogo nel quale si viene per fare lezione, ma anche per stare insieme, confrontarsi e crescere».

Qual è il messaggio fondamentale che volete trasmettere?

In questi anni ci abbiamo messo tanto impegno e sacrificio, ma soprattutto tanto cuore. Abbiamo cercato di portare la musica alle persone e far sì che ciascuno potesse sentirsi ascoltato e seguito nel proprio percorso. Il ringraziamento più grande va ai nostri allievi e alle loro famiglie, per la fiducia che ci hanno dimostrato. Una delle soddisfazioni più grandi è vedere i bambini che arrivano piccoli, accompagnati dai genitori, diventare ragazzi e poi adulti più consapevoli, fiduciosi e autonomi. Perché, in fondo, crediamo che questo sia il senso del maestro: non creare dipendenza dal proprio insegnante, ma fornire gli strumenti giusti perché l’allievo possa, passo dopo passo, camminare con le proprie gambe».

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