Cesena, la proposta di Confcommercio: “Un monitoraggio permanente delle attività”

Cesena
  • 14 marzo 2026

Negli ultimi anni Cesena, come tante città italiane, sta vivendo una trasformazione profonda del tessuto commerciale. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparse oltre 156mila attività commerciali tra negozi e ambulanti, pari a più di un quarto del totale. Un cambiamento che sta modificando la fisionomia dei centri urbani, con la progressiva riduzione del commercio tradizionale e una crescita delle attività legate soprattutto alla ristorazione, al turismo e agli affitti brevi.

A essere più colpite sono alcune tipologie storiche del commercio di vicinato: edicole (-52%), negozi di abbigliamento e calzature (-36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%) e librerie e negozi di giocattoli (-32,6%). In calo anche bar e attività alimentari tradizionali. In controtendenza, invece, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, oltre alle strutture ricettive extra-alberghiere, che negli ultimi anni hanno registrato una crescita significativa.

Un trend nazionale che si riflette anche nel territorio cesenate. «Il quadro che emerge a livello italiano – osserva il presidente di Confcommercio cesenate Augusto Patrignani – è un segnale chiaro di trasformazione del commercio e riguarda anche le nostre città. Anche nel cesenate molte attività di vicinato stanno affrontando anni complessi, tra crescita dell’e-commerce, aumento dei costi di gestione e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori».

Per contrastare la desertificazione commerciale, Confcommercio indica alcune priorità di intervento su cui aprire un confronto con le amministrazioni locali. “La prima - afferma il presidente Patrignani - riguarda il riconoscimento delle imprese di prossimità come attori del governo urbano, coinvolgendole nei percorsi di amministrazione condivisa e nei Patti di cittadinanza per la cura degli spazi pubblici e la vitalità dei quartieri. Un secondo punto riguarda la maggiore integrazione tra politiche economiche e urbanistiche, coordinando programmazione commerciale e pianificazione del territorio per valorizzare le aree a maggiore vocazione commerciale e sostenere i centri urbani. Confcommercio propone inoltre la creazione di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto economico urbano, come osservatori in grado di analizzare i cambiamenti del commercio e orientare in modo più efficace le scelte e gli investimenti pubblici. Infine, particolare attenzione viene posta alla gestione dei locali sfitti e alla regolazione dell’offerta commerciale nei centri storici, favorendo il riutilizzo degli spazi vuoti, progetti di riqualificazione e nuove opportunità di insediamento per le imprese”.

«I negozi di prossimità – conclude Patrignani – non rappresentano soltanto attività economiche, ma veri e propri presidi sociali. Garantire la loro presenza significa mantenere vivi i quartieri, offrire servizi ai cittadini e rafforzare la qualità della vita nelle nostre città”

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