Cesena, la pazienza è finita dopo 14 anni: il deposito abusivo verrà demolito

Dopo 14 anni da quando aveva ordinato di demolire un deposito abusivo spuntato a ridosso del fiume Savio, il Comune passa alle maniere forti. Visto che il proprietario non ha provveduto alla demolizione, come gli era stato intimato, è stato deciso di commissionare a una ditta l’abbattimento d’ufficio di un fabbricato situato in via Roversano.

L’abuso da demolire

Si tratta di un manufatto in muratura portante di circa 50 metri quadrati di superficie. Per la precisione, i suoi lati misurano quasi 9 metri e circa 5 e mezzo. L’altezza media è invece di 2 metri e 35 centimetri. All’interno è suddiviso in tre vani. È stato costruito per utilizzarlo come ripostiglio per materiale vario. Ma non lo si poteva fare perché è posto in area demaniale, e per giunta in prossimità dell’argine del Savio. Perciò nel gennaio 2012 l’allora dirigente del Settore Governo del Territorio aveva emesso un’ordinanza di ingiunzione di demolizione e ripristino dello stato originario dei luoghi in quel sito, in via Roversano 108. Circa 15 mesi più tardi, dopo avere effettuato un sopralluogo, era stata notificata al proprietario la segnalazione che non aveva ottemperato a quanto gli era stato detto di fare. Ma anche questo richiamo è caduto nel vuoto. Il deposito non è stato eliminato. Così si è deciso di effettuare direttamente l’abbattimento, come le norme consentono di fare.

Costi da recuperare

Ovviamente con la prospettiva di recuperare poi le spese sostenute dal privato responsabile di quell’abuso. Spese che sono state quantificate, tramite una perizia, in circa 21mila euro. L’azienda individuata dal Comune per distruggere il manufatto è la cesenate “Edilzeta”.

Questi “atti di forza” in caso di mancato rispetto di ordini di demolizione non sono frequenti. Però è una eventualità che non solo è contemplata e disciplinata dalla legge, ma che anche nel bilancio del Comune di Cesena ha uno specifico capitolo. Per la demolizione di immobili abusivi nel corso del 2025 era infatti prevista nel Piano esecutivo di gestione la somma di 85mila euro. Fermo restando che poi, in questo caso, così come ogni volta che si attinge a quel plafond, si attivano le procedure per recuperare i soldi da chi è stato inadempiente.

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