Cesena, l’orrore della guerra nei Balcani nel progetto del liceo “Monti”

Cesena
  • 25 maggio 2026

Quello delle classi quinte del liceo Vincenzo Monti è stato un viaggio nella memoria per comprendere il passato e riflettere sul presente. Si è concluso così il progetto “Srebrenica, 30 anni dopo: per non perdere la memoria”, curato dai docenti Stefano Maldini ed Emanuelle Caillat, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, e realizzato insieme al Comune di Cesena, Centro Pace Cesena, Istituto Storico di Forlì-Cesena per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, Associazione Benigno Zaccagnini, Arci Bolzano e Corriere Cesenate.

Come raccontato dal docente Stefano Maldini, il liceo ha avviato i viaggi della memoria nei Balcani nel 2018, ampliando quest’anno il progetto con conferenze e proiezioni aperte all’intera scuola. L’iniziativa è nata grazie all’esperienza di un’ex studentessa, Giulia Rogai, il cui entusiasmo dopo un viaggio in Bosnia ha contribuito a dare avvio al percorso, accompagnato fin dall’inizio dalla collaborazione con Gigi Riva, giornalista e inviato di guerra nei Balcani.

Nella mattinata di sabato 23 maggio, al Palazzo del Ridotto, le quattro classi quinte coinvolte hanno restituito alla città l’esperienza vissuta durante il viaggio studio nei luoghi segnati dalla guerra in Bosnia-Erzegovina e dal genocidio di Srebrenica del luglio 1995, quando oltre 8mila persone furono uccise dalle forze serbo-bosniache.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del sindaco Enzo Lattuca, che ha sottolineato il valore storico ed educativo dell’iniziativa: «Quando frequentavo il liceo, circa vent’anni fa, quella pagina di storia veniva considerata quasi un incidente in un’Europa che sembrava vivere un lungo periodo di pace. Oggi possiamo comprendere che non era così».

Allo stesso modo, la dirigente scolastica Maria Silvia Arcuti ha evidenziato il valore formativo dell’esperienza: «Gli studenti hanno potuto toccare con mano la forza della rinascita e chi ha partecipato ne è uscito profondamente arricchito».

Nel corso dell’evento gli studenti hanno raccontato l’esperienza vissuta a Sarajevo, Srebrenica e Mostar attraverso linguaggi differenti: la 5Ds con “Raccontare per non perdere la memoria”, la 5As con “Scrivere per non perdere la memoria”, la 5Fs con “Fotografare per non perdere la memoria” e la 5Ae con “Filmare per non perdere la memoria”, utilizzando testimonianze, fotografie, articoli e video.

A chiudere la mattinata, la testimonianza del giornalista e scrittore Gigi Riva a chiudere la mattinata dedicata al progetto “Srebrenica, 30 anni dopo: per non perdere la memoria” del Liceo Monti.

Intervistato dal docente Stefano Maldini, Riva ha ripercorso il suo legame con Sarajevo e con i Balcani, territori che ha raccontato per anni come inviato di guerra. «I Balcani mi hanno insegnato che esiste una memoria buona e una cattiva: dipende da come viene usata. Può portare nell’abisso oppure diventare un ricordo straordinario», ha spiegato. Riva ha ricordato di aver vissuto l’assedio di Sarajevo «da sarajevese», condividendo con la popolazione la quotidianità dell’assedio.

L’incontro è stato anche l’occasione per parlare del suo ultimo libro ‘C’era l’amore a Sarajevo’ (Mondadori, 2026), romanzo nato da esperienze reali vissute durante il conflitto. Un titolo apparentemente paradossale, che però racchiude il cuore del messaggio dell’autore: «Per 1425 giorni di assedio una forma di resistenza è stata volersi bene. Cercare nei sentimenti un antidoto alla guerra».

Nel libro emergono storie di amicizia, solidarietà e umanità in una città che, come ha raccontato Riva, «aveva solo quello a cui aggrapparsi». E alla domanda su quando finisca davvero una guerra, la risposta è stata: «Una guerra finisce quando viene restituita la giustizia».

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