Cesena, il tetto agli alunni stranieri nelle classi. L’assessora alla scuola: “Allora mettiamo la soglia del 30% anche nelle aziende o in campagna”

Cesena

Nel 2010 fu una circolare del Ministero dell’Istruzione a imporre il tetto massimo del 30% del totale in ogni classe. Oggi, stando a quanto annunciato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dal palco di “Fenix”, la festa di “Gioventù Nazionale”, sarebbe pronto a essere licenziato dal Consiglio dei ministri un decreto-legge che andrebbe a rendere strutturale il limite di presenze di stranieri nelle scuole italiane. Iniziativa confermata anche dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, da un altro palco: quello di Pontida, dove, lo scorso fine settimana si è tenuto l’annuale raduno della Lega. Le rilevazioni più recenti circa il numero di stranieri nelle scuole italiane hanno calcolato 930 mila unità complessive (rapporto Ismu), poco meno del 12% del totale. Una percentuale simile a quella a Cesena, ma per l’amministrazione comunale, la proposta del Governo non è opportuna.

L’assessora Baredi

«Gli studenti stranieri, i due terzi dei quali nati nel nostro Paese, rappresentano il 11% del totale», ricorda l’assessora alla Scuola, Maria Elena Baredi. Poi sostiene che non è questa la criticità principale. «I problemi della scuola italiana - afferma - sono i salari dei docenti, tra i più bassi d’Europa; le strutture scolastiche fatiscenti, senza riscaldamento d’inverno né aria condizionata d’estate; il personale Ata ridotto all’osso e il reclutamento degli insegnanti, diventato una corsa ad ostacoli infinita e umiliante».

Poi entra nel merito della proposta di stabilire un tetto: «Quando entro in una scuola e guardo i banchi, io non vedo percentuali o nazionalità, ma bambini a cui la nostra scuola deve dare le stesse opportunità. Il tetto del 30 % c’è già da tempo. Ogni anno le scuole che superano la percentuale chiedono la deroga al provveditorato, cioè allo Stato, che puntualmente la concede».

Rafforzando la sua contrarietà, l’assessora lancia una provocazione: «Allora mettiamo il 30% di stranieri come soglia invalicabile anche nelle imprese edilizie, nel lavoro in campagna, nelle aziende agroalimentari. Ci interessano le braccia dall’alba al tramonto; invece, dove dormono, dove vivono con la famiglia o se hanno dei figli non ci interessa».

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