“Basta aggressioni a chi ha idee diverse o un colore della pelle diverso”. Lo ha ribadito il sindaco in una cerimonia ufficiale per celebrare l’ottantunesimo anniversario della Liberazione della città di Cesena. Per l’occasione la cerimonia istituzionale tenuta sotto al porticato del Comune è stata partecipata da cittadini, amministratori comunali, associazioni d’arma e combattentistiche, rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni locali che nel corso di queste settimane hanno collaborato con l’Amministrazione comunale, e la Presidenza del Consiglio comunale, alla definizione del programma di eventi e iniziative.
A deporre la corona di alloro sulla lapide a Cesena Medaglia d’argento al Valor militare sono stati il sindaco Enzo Lattuca e il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Forlì-Cesena, Colonnello Roberto Prosperi. Alla cerimonia inoltre ha preso parte anche il vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina, Antonio Giuseppe Caiazzo.
“Sotto questo loggiato di palazzo Albornoz, sede del Comune – commenta il sindaco Lattuca – ricordiamo in maniera indelebile il sacrificio dei cesenati che combatterono come forze resistenti contro l’occupazione nazifascista del nostro territorio e che contribuirono, con il loro sforzo, impegno e sacrificio, alla liberazione, restituendo con quelle gesta il riscatto di una dignità e di un onore che la patria aveva perso nei mesi dell’estate-autunno del 1943. Quei cesenati che andarono in collina, che animarono le azioni partigiane in città e in pianura. Resistettero, non piegarono il capo durante la dittatura fascista e nei mesi dell’occupazione. Sullo stesso muro di questo loggiato ricordiamo le truppe alleate. C’è infatti una lapide che ricorda le gesta eroiche di un militare canadese, a cui abbiamo intitolato una via della città: Ernest Smokey Smith”.
“Ottantuno anni fa esatti – prosegue il sindaco – i cesenati abbracciavano le truppe alleate proprio in piazza del Popolo, che fino a quel giorno si presentava silenziosa. Si arrivava da mesi di paura a causa dei bombardamenti. In quel giorno la nostra comunità ritrovava ciò che era stato negato e perso: un momento di gioia e di liberazione immerso in una storia non solo locale, ma dell’intero territorio romagnolo. Quel giorno, il 20 ottobre 1944, veniva proclamato sindaco della Cesena liberata Sigfrido Sozzi. Venne indicato dal Comitato di Liberazione Nazionale quale sindaco. Quei quattro anni furono gli anni della ricostruzione. Molte infrastrutture e molte case erano distrutte e, in quei quattro anni, si gettarono le basi per la rinascita della città e per la parabola ascendente di un paese quale era Cesena, con lo sviluppo delle imprese agricole e dell’agroindustria. Poi è diventata la città che conosciamo oggi. Sono stati gli anni della ripartenza, e quindi Sozzi occupa uno spazio importante nella storia della nostra città”.
“Ci fu un fatto che lo spinse a intraprendere questo percorso politico: era l’anno del rapimento e del ritrovamento del corpo di Matteotti, del quale il Duce Mussolini rivendicò la paternità in un discorso pronunciato di fronte al Parlamento. Erano anni in cui, in tutto il Paese, accadevano fatti di questo tipo, già iniziati quattro o cinque anni prima. Nel marzo del 1924, prima che iniziasse la sua attività politica, suo zio, che era un commerciante del centro e aveva il negozio in Corso Mazzini, di fronte al Palazzo del Ridotto, venne aggredito senza motivo da un gruppo di fascisti. Sigfrido, appena uscito dal liceo, che aveva sede in Malatestiana, riuscì a intervenire per evitare conseguenze peggiori”.