Cesena, il Ponte Nuovo del futuro. Il sindaco: “Uno studio per valutare le soluzioni possibili”

Cesena

«È una soluzione plausibile sul piano teorico ma non ho le competenze tecniche per esprimermi sulla fattibilità, per quelle in primavera affideremo uno studio che cerchi e valuti le diverse opzioni progettuali». Così il sindaco Enzo Lattuca commenta la proposta avanzata da Otello Brighi di sostituire l’attuale ponte del Risorgimento (o ponte Nuovo come è di solito chiamato a Cesena) con un ponte mobile.

La proposta si inserisce in una più ampia riflessione sul dopo alluvione e la messa in sicurezza del territorio di Otello Brighi, per quasi trent’anni una delle colonne della programmazione urbanistica del territorio come tecnico degli enti pubblici locali.

Nella proposta di Brighi il Ponte Nuovo dovrebbe diventare un ponte mobile da aprire in caso di emergenza, un po’ con la stessa logica con cui si chiudono, in caso di mareggiata, le porte vinciane a Cesenatico. «Ci può stare anche immaginare un ponte che in caso di allerta possa essere aperto, sarebbero movimentazioni non frequenti e gestite con preavviso, ma è una proposta che non so valutare se non in linea di principio», commenta Lattuca. Per gli aspetti tecnici l’intenzione è quella di affidarsi agli esperti e soprattutto di farlo in tempi brevi. «Ci sono risorse pianificate da commissario e subcommissario per ciascun bacino fluviale, nella monografia dedicata al Savio nella variante al Pai, il piano di assetto idrogeologico, le opere citate sono tante, non ci saranno le risorse per realizzarle tutte subito quindi una parte importante del lavoro da fare sarà stabilire le priorità, e per capire da dove partire servirà valutare l’impatto, anche ambientale, e il rapporto costo/benefici dei diversi interventi».

Quel piano cita anche il Ponte Nuovo tra le opere su cui occorre intervenire: «Non sappiamo oggi se il ponte sarà tra le prime opere a partire ma sappiamo che serve farlo quindi ci portiamo avanti - spiega il sindaco - e in primavera faremo realizzare uno studio sulle diverse alternative progettuali che esistono e mettere così a confronto più soluzioni. Dobbiamo capire quali tipologie di ponti si possono dare, che impatto avrebbero, che beneficio porterebbero a che costi. Non penso che l’ipotesi di partenza sia un ponte mobile, ma questo non significa che l’ipotesi non possa essere valutata». Il senso, in questa fase, è quello di raccogliere quanti più elementi utili in vista delle decisioni che dovranno essere prese. «Dobbiamo capire che tecnologia scegliere, poi è ovvio che se si decidesse di rifare il ponte, trattandosi di un elemento distintivo della città ci faremmo carico anche della parte architettonica».

Lattuca si sofferma brevemente anche su altri due punti sollevati da Brighi e con cui è in disaccordo: il primo riguarda la nuova Autorità di Bacino: «Io questa lontananza rispetto al territorio non la vedo. L’attuale segretario tra l’altro è cesenate». Non condivide nemmeno le considerazioni sulla nuova legge urbanistica che secondo Brighi ridurrebbe le possibilità di fare vera pianificazione: «Ogni decisione con la nuova legge deve fare i conti con una strategia a monte. È un cambio di paradigma, non l’addio alla pianificazione».

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