Cesena, il parroco spostato racconta la sua notte travagliata in chiesa e stoppa la raccolta firme dei fedeli

Cesena

Quattordici anni. Prediche? Non solo, anzi. Don Daniele Bosi, seguendo la massima spirituale del “consuma te stesso per i tuoi fratelli”, ha fatto di tutto per i suoi parrocchiani. La prova, oltre a un’eredità di fatti, è che i suoi non lo vogliono lasciare andare. Ma l’arcivescovo Caiazzo, da Villachiaviche e Gattolino, ha deciso di mandarlo, a partire da settembre, tra i monti dell’Appennino. Un territorio ampio, aspro, con poca gente e più di 20 chiese da gestire.

Sì al vescovo, no alle firme

Il parroco, il cui successo è fondato sull’ampio coinvolgimento sociale, alla fine non si è negato: «Il mio Vescovo chiede collaborazione per impostare le cose come crede meglio; chi sono io per ostacolarlo?». Questa la sua conclusione, seppur sofferta, e a chi aveva proposto persino una raccolta firme per contrastare la nuova nomina ha risposto: «Nel momento dell’ordinazione sacerdotale ho promesso obbedienza, dire “no” sarebbe un mio e anche un vostro capriccio».

La notte di travaglio

Eppure, don Daniele, pieno di amore per la sua gente, è stato colpito dalla tentazione di chiedere di restare. Lo racconta con una sentita lettera di addio ai suoi fedeli, nella quale testimonia come la sua decisione, preceduta da un «ci penso e ci prego sopra» sia giunta in seguito a «una lunga notte di veglia, passata a meditare alla fievole luce delle candele».

Il rilancio delle attività

In quei momenti deve aver ripensato a tutte le opere compiute: due messe tutti i giorni, le confessioni a fiume, le visite in ospedale; e poi, a fianco dei ragazzi, il catechismo, i campi e centri estivi comuni, i tornei e le “tre giorni”, fino al rinnovamento delle tradizioni, frutto delle sue ricerche. Ha mantenuto vive tutte le attività ereditate, ha riscoperto la devozione al crocifisso “Miracoloso”, scritto una preghiera e un canto, il giornalino parrocchiale e il bollettino “Eco”. Ma più di ogni altra cosa è stato capace di coinvolgere i suoi fedeli: dalle mangiate alle opere di ristrutturazione, tanto gli operai volenterosi quanto i buongustai e amanti della natura hanno trovato in lui una figura di riferimento, un pastore in grado di dialogare mischiandosi con le sue pecore.

Questo è ciò che testimonia la lettera: passione e una volontà instancabile, che hanno portato anche a mutare la sorte della chiesa che gli è stata affidata. Grazie al coinvolgimento da lui stimolato, è diventata una “parrocchia pilota”, scongiurando il rischio di essere accorpata a quella di Sant’Egidio.

Lavori e opere

Sugli aspetti economici, marginali ma pur presenti nella gestione di una parrocchia, dichiara: «Parto sicuramente più povero economicamente ma non importa: ho usato le mie risorse per i bambini e i giovani, per le mie chiese e per i miei libri. Col vostro aiuto abbiamo ristrutturato tutti gli ambienti: a Villachiaviche, tutti i vari edifici erano decadenti e insieme li abbiamo rinnovati, senza l’aiuto di nessuno. Non abbiamo mai ricevuto un euro dalla Curia, ma questo non ci ha spaventato».

Distacco fisico totale

La lettera di don Daniele Bosi è un addio concreto, con data di scadenza. Dal 5 settembre in poi - comunica, invitando ad accogliere nel migliore dei modo i due parroci che gli subentreranno - «non verrò mai più a trovare nessuna famiglia, non voglio essere di disturbo alcuno al nuovo parroco: se viene un ladro in casa, nessuno vede; se vengo io, poi lo sanno tutti. Chi vorrà rivedermi sa dove trovarmi: possiamo andare a mangiare insieme ottimi funghi».

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