Sono bastate 24 ore dall’uscita dell’articolo sul “Corriere” a rintracciare i misteriosi fratelli Taioli che avrebbero avuto un legame di sangue con la famiglia Mami, titolare dell’omonima villa sita a Roversano di Cesena.
A lanciare l’appello è stata la signora Anna Pieri, insegnante in pensione che ha voluto raccontare al “Corriere Romagna” i suoi felici ricordi di infanzia avvolti nella prestigiosa cornice di Villa Mami.
La risposta all’appello
Tra le immagini di uomo colto e signorile di Giuseppe Mami, il suo simpatico cane Fritz, la moglie Adalgisa, i ricordi delle prime nuotate nel fiume Savio accessibile dal retro della dimora e dei tanti alberi da frutto coltivati nei campi della villa, Pieri aveva espresso il desiderio di conoscere i nipoti della signora Adalgisa, moglie di Mami. Due fratelli gemelli, intorno ai 70 anni «che di cognome dovrebbero fare Taioli», aveva comunicato Anna. Per ripercorrere con loro quegli anni e aiutarla a scoprire aspetti inediti di Giuseppe Mami.
Il destino ha risposto “presente”. E così, al grido di «Sono io la persona che state cercando», il signor Pietro Taioli si è palesato alla redazione del “Corriere”. La prima richiesta è stata tanto semplice quanto prevedibile: «Mettetemi in contatto con la signora Pieri perché insieme potremmo ripescare aneddoti e curiosità molto interessanti».
Una villa bucolica
Anche per Pietro, Villa Mami è stato il rifugio dell’età infantile. «Agli occhi di noi bambini e ragazzi dell’epoca - ha riportato Taioli -, Villa Mami era il luogo dove perdersi nella vita di campagna. Si andava per vedere e stare con i tanti animali che popolavano le stalle; per ammirare le grandi piante monumentali volute da Giuseppe Mami, agronomo illuminato. Per scorrazzare nell’imponente limonaia. Villa Mami era lo spaccato perfetto della vita in un’azienda agricola degli anni Sessanta».
Il personaggio
Pietro non è l’unico Taioli, c’è anche Armando, il fratello gemello. Nipoti di Adalgisa, donna vedova di origine slava che, in seconde nozze, sposò Giuseppe Mami. «Era il padrino di mia madre - ha spiegato Pietro -. Per noi bambini era un uomo molto particolare. Romagnolo al cento per cento che nei modi di fare, porsi e vestire ricalcava lo stile “british”. Dai pantaloni alla zuava, alla coppola sempre in testa, fino al bastone per camminare. Era una persona molto autorevole. Quasi d’altri tempi già all’epoca», ride.
Non solo agronomo e imprenditore lungimirante che per primo avviò la coltivazione degli alberi da frutto, come ricordato da Anna Pieri, ma anche personaggio molto attivo in politica. «Credeva fermamente nelle idee e nei precetti del socialismo - ha aggiunto Pietro -. Era un fervente oppositore del fascismo e per questo venne catturato dalle camicie nere».
Mami e Adalgisa
La vocazione politica contribuì in maniera concreta allo sviluppo di questa storia. «La sua attività lo portava a fare la spola tra la Romagna e Roma. Durante un soggiorno nella Capitale, in un locale - ha detto senza troppa sicurezza e con un sorriso Pietro - conobbe mia nonna Adalgisa. Una donna affascinante, bella. Della quale si invaghì immediatamente. Da quel momento iniziò una fitta corrispondenza e ogni volta che Mami si recava a Roma si incontravano. Finché non le fece la proposta. Con la quale riuscì a portarla a Cesena definitivamente per vivere insieme nella villa di Roversano dove si sposarono. Celebrando le nozze nella chiesetta tutt’oggi presente».
La richiesta di Pietro Taioli è stata soddisfatta: è stato messo in contatto con Anna. Il resto è giusto che rimanga confinato tra la loro memoria e lo splendido parco di Villa Mami.
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