Cesena, il comitato rilancia l’allarme: «Il palazzaccio rischia il crollo senza lavori al tetto»

Il comitato cittadino che si batte già da qualche anno per la salvaguardia e il recupero dello storico palazzaccio alla Fiorita, evidenziandone il valore, soprattutto per il legame con le lotte patriottiche risorgimentali, torna a lanciare l’allarme per il rischio di crolli irrimediabili e a pungolare il Comune perché realizzi l’intervento di messa in sicurezza promesso. «Avevamo ricevuto assicurazione che entro l’estate sarebbero dovuti iniziare i lavori per la copertura del tetto, sfondato in gran parte, e il taglio dell’albero cresciuto tranquillamente nel suo interno, ma tutto sembra essere sfumato», scrivono Cesare Benedetti e Antonio Dal Muto, due delle anime del comitato. Poi esprimono una preoccupazione: «Ci chiediamo se per qualcuno, per risolvere il problema, speri nel suo crollo, che sarebbe una concreta ragione per eliminare questo testimone della nostra storia, ma al contempo sarebbe una sconfitta culturale di grande peso. Ovviamente è un pensiero oscuro, che rifiutiamo. Sappiamo che i fondi per la copertura sono stati stanziati, e allora: una domanda più lecita ce la possiamo porre: perché i lavori non sono mai iniziati?».

Per il momento, tutto è rimasto fermo alle opere anti-crollo completate due anni e mezzo fa, quando l’immobile, in equilibrio precario, fu puntellato e cinturato con 7 cavi d’acciaio, per scongiurare il pericolo che le pareti, soprattutto quelle sul lato nord e sud, “si aprissero”.

Il valore storico dell’immobile

Il comitato lancia anche un monito: «Senza memoria storica non potremo più parlare di identità culturale, poiché non sapremo su cosa ancorarla». E il discorso diventa attuale più che mai ora che - evidenziano dal comitato - Cesena si è candidata, assieme a Forlì, come “Città della cultura”: «Il recupero vero e proprio dell’edificio, l’unico risalente alla fine del XVI secolo che esiste fuori le mura cittadine, avrebbe lo scopo oltre che renderlo fruibile ai cittadini, studenti, artisti, uomini di cultura, per iniziative culturali di vario titolo». Benedetti e Dal Muro mettono l’accento, in particolare, sulla memoria di eventi legati al risorgimento e i suoi valori, di cui è permeata anche la Carta Costituzionale: «Basti pensare, solo per fare un esempio, che tutto è partito da quel lontano evento risorgimentale, noto come la Battaglia del Monte, del 21 gennaio del 1832. Quell’episodio, sebbene ristretto in termini di tempo, ebbe risonanza nazionale e non solo, e dimostrò a personaggi del calibro di D’Azeglio, Mazzini, come la Romagna fosse impegnata nella lotta contro le tirannie e forme di governo ormai obsolete che, in nome e a causa di quei valori, nel giugno del 1825, con il processo Rivarola, videro condannati al carcere 473 romagnoli, di tutti i censi, e 7 alla condanna a morte per impiccagione a Ravenna. Non dimentichiamo il giovane cesenate medico condotto Leonida Montanari decapitato nel novembre dello stesso anno e le stesse ragioni a Roma».

Il palazzaccio viene indicato dal comitato impegnato a valorizzarlo come simbolo di quei valori: durante la battaglia del Monte fu anche una sorta di quartier generale degli insorti, poi schiacciati dalle truppe austro-papaline. Senza dimenticare l’importanza che ha anche nelle tradizioni popolari: essendo incompleto, una leggenda narra infatti che la metà mancante se la portò via il diavolo, motivo per cui è conosciuto anche come “palazzo del diavolo”.

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