Cesena, il calzolaio del Ponte Vecchio festeggia 40 anni di bottega, tra scarpe da riparare e chiacchiere sul Cesena Calcio

Cesena

Una piccola festa con amici e clienti davanti al suo negozio al civico 73 di via Aurelio Saffi, proprio davanti alla rotonda del Ponte Vecchio. Così Maurizio Scarponi ha deciso di celebrare, sabato, i 40 anni della sua attività di calzolaio. Un traguardo in effetti da festeggiare se si considera che non solo sono sempre più rare le attività che “vivono” tanto a lungo, ma anche che ancora più raro in questi anni è diventato il mestiere del calzolaio.

Gli inizi

«Ho iniziato a lavorare da calzolaio a 12 anni, allora era una cosa normale - racconta divertito -: d’estate tutti cercavamo un lavoro, c’era chi andava a fare la stagione e chi invece si rivolgeva agli artigiani e tutti ti prendevano a lavorare. Un altro mondo rispetto ad oggi». Maurizio Scarponi che di anni ne ha compiuti 60 proprio per via di quell’avvio precoce al mondo del lavoro, in realtà è già in pensione, ma non intende fermarsi. «Ho imparato il mestiere da Marino, calzolaio di Gambettola». L’insegna del suo maestro è uno dei cimeli che custodisce nel suo negozio, «parliamo di roba degli anni ‘70», sottolinea.

Da sempre al Ponte Vecchio

Una volta incontrato e imparato quello è il mestiere a cui è sempre rimasto attaccato e così a 20 anni, «fresco di congedo dai militari» ha deciso di aprire la sua bottega, rilevando al Ponte Vecchio la bottega di un altro calzolaio. «Sono sempre stato qui», racconta e proprio quella presenza costante, pur essendo lui di Calisese, gli è valsa il riconoscimento di “residente onorario del Ponte Vecchio” che amici e clienti gli hanno consegnato sabato durante la festa.

Tutto è cambiato

Gli inizi non sono stati facili: «Non è mica come adesso che sono rimaste tre botteghe a fare questo lavoro. All’epoca ce ne saranno state 30 e il fatto che fossi nuovo e così giovane non ispirava particolare fiducia». La costanza però aiutato: «Ho resistito e un po’ alla volta ho conquistato la clientela... ha funzionato se dopo 40 anni sono ancora qui». In questi anni non è solo calata la densità di botteghe, ma è cambiato radicalmente anche il lavoro: «Una volta c’era più classe - dice ridendo -, oggi si portano per lo più sneakers e scarpette, spesso usa e getta. Il nostro lavoro si è dovuto adattare: bisogna essere creativi e fare un po’ di tutto e cercare di non dire mai di no di fronte alle richieste. Così se un tempo si lavorava solo sulle scarpe, oggi le richieste arrivano per riparare borse, cinture, insomma un po’ di tutto e di volta in volta ci si deve ingegnare».

Non solo scarpe

La clientela è trasversale, con l’età magari cambiano le richieste, ma un po’ tutti si rivolgono al calzolaio di fiducia. Nel frattempo è cambiata anche la zona del Ponte Vecchio: «Di attività storiche ormai siamo rimasti solo io e la Pizzeria Ponte Vecchio e il risultato è che siamo diventati un po’ anche il punto di ritrovo per chi abita nella zona». Si parla di tutto ma soprattutto di calcio, nello specifico del Cesena. Non è infatti solo la “storicità” e l’essere diventati ormai presidio sociale ad accomunare calzolaio e pizzeria, ma anche e soprattutto il tifo: «Anche il mio negozio è pieno di cimeli, foto, sciarpe», racconta orgoglioso Scarponi.

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