Ha il senso delle casualità impreviste e un filo che porta a Cesena la fresca pubblicazione per Feltrinelli del diario del giovane Andrew Vittorio Donadio. Si intitolata “Sotto la città - Romanzo di una fuga” e racconta l’incubo di vivere in un bunker all’età di 12 anni, in una delle tante fasi dell’interminabile guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina. Il modo in cui è nato quel libro è «la dimostrazione del fatto che la vita in sé è una scatola vuota che ogni volta tocca a noi riempire con le sue opportunità, se le sappiamo intuire o solo sperare». Queste le parole del cesenate Piero Pieri, che ha finito per mettere in moto tutto, quando il 16 luglio 2023 raccontò in un articolo pubblicato sul “Corriere Romagna” del diario che l’allora dodicenne Andrew aveva cominciato a scrivere dopo l’invasione russa del 2022, arrivata alle porte di Kyev. Il docente universitario a riposo di Cesena, oggi 79enne, era arrivato là con la sua moto, dopo essere già stato a Odessa. «L’idea di quel viaggio in un paese in guerra nasceva dalla mia collaudata passione per i viaggi in solitaria - racconta - Moto e tenda per tanti anni, dal Portogallo a Cipro Nord, dalla Turchia ai Balcani. Ogni anno una nuova meta finché, pensando di avere esaurite tutte le mete, mi venne in mente di andare a Odessa, mitica città della mia cultura politica e culturale. Però c’è la guerra, mi dissi. E se non mi fanno entrare? Potrei improvvisarmi giornalista, mi dissi. Cominciai la ricerca di un quotidiano che appoggiasse la mia idea, ricevendo subito alcuni fermi dinieghi. Ma che vuole da noi questo anziano professore universitario del Dams?, si saranno detti. La mia idea invece piacque a un cronista del “Corriere di Cesena”, appena tornato da un suo viaggio umanitario a Leopoli. Così ci accordammo per un viaggio dove avrei dovuto registrare, con mirati reportage, gli aspetti socio-antropologici più interessanti per raccontare la vita della gente in un Paese in guerra».
Cesena, guerra in Ucraina: a 12 anni vive in un bunker, il suo diario diventa un libro
L’incontro tra Pieri e il ragazzo
È questo il retroterra in cui all’improvviso ha messo radici la pubblicazione del diario di Andrew Vittorio Donadio. Ecco come ci si è arrivati. «Giunto a Odessa - ricorda Piero Pieri - fui accolto verso le 23 da un poderoso bombardamento che mise in agitazione tutti gli ospiti dell’albergo, dando a me l’opportunità di percepire i sinistri e assordanti rumori di missili quasi tutti intercettati dalla contraerea ucraina, anche se quella notte un missile di fabbricazione iraniana pose fine alla vita di una coppia squarciando il loro appartamento condominiale. Dopo la mezzanotte, per dormire, mi misi due tappi alle orecchie mentre la battaglia aerea andò avanti fino alle sei del mattino. Battaglia le cui sventagliate della contraerea, a caccia anche di droni, mi arrivavano nella forma auditiva di felpati rumori lontani, ma non così distanti perché il porto, oggetto quella notte degli interessi bellici dell’esercito russo era a poco meno di un chilometro di distanza dal mio albergo. Il giorno dopo scrissi l’articolo su questo mio primo evento, e, dopo essere stato un altro giorno a Odessa, partii per Kyev. Durante lo spostamento fui raggiunto via social da un medico di Londra che mi segnalò suo fratello radiologo, residente a Kyev e cooperante di una onlus di medici che andava in villaggi sperduti per provvedere alla carenza di ospedali operativi. Ci incontrammo a piazza Maidan e stabilimmo subito una reciproca familiarità, destinata poco dopo a concretizzarsi in una vera amicizia. Nel nostro primo incontro Antony, con passaporto italo-americano, mi disse che suo figlio Andrew, profugo con la madre a Milano, aveva cominciato a scrivere un diario, partendo dai primi giorni dell’invasione russa dell’anno prima. Come docente di Letteratura italiana contemporanea, m’interessai subito a questo diario di un ragazzo di appena 12 anni, per cui chiesi di potere leggere quanto era stato scritto fino ad allora. Andrew mi fece arrivare per mail le sue prime trenta pagine e io rimasi subito stupito per la sua già acuta sensibilità narrativa». Da lì prese forma un articolo scritto da Pieri per il “Corriere Romagna”, intitolato “Incubo dentro il bunker raccontato a 12 anni”. Fu il primo passo. «Negli anni successivi ho spronato Andrew a perdurare nella sua genuina vocazione, forse gli ho dato qualche consiglio, ma soprattutto l’ho sollecitato a finirlo, così come gli ho detto di scrivere anche di alcuni episodi di bullismo ideologico accadutigli in ambiente scolastico per la sua diversità ucraina».
La pubblicazione del diario
La strada verso la pubblicazione è stata in salita. «In un primo tempo, coadiuvato da Giulio Mozzi, il diario fu proposto a più case editrici che si mostrarono disinteressate, al limite della tracotanza. A mio avviso, per una velata censura verso quanto proveniva da un Paese in guerra in odore di nazionalismo di destra. Il che sarà pur vero, ma, allo stesso tempo, perché non uscire dai propri cliché ideologici per apprezzare la qualità di un testo letterario drammaticamente riassuntivo di quanto un adolescente in fuga dalle bombe aveva provato e sofferto?» Alla fine, è arrivata la grande occasione con Feltrinelli.