Saranno Anna Campana e Irene Caffarra a vivere quest’anno l’esperienza di volontariato in Brasile, nelle favelas di Belo Horizonte, insieme a Valdo Bonfim, insegnante alla scuola primaria di San Vittore. Originario di quella città sudamericana, dove ha avuto anche un passato da bambino di strada, è fondatore dell’associazione culturale “Sem Fronteiras”. Quello che sta preparando è il ventesimo viaggio umanitario del progetto “Ragazzi messaggeri di pace”, che si terrà dal 28 luglio al 19 agosto.
In attesa di vivere questa profonda esperienza, i volontari hanno organizzato due cene brasiliane di autofinanziamento. La prima si terrà l’11 aprile, dalle 20, a Villa Silvia, mentre la seconda al domicilio di Anna, a San Vittore il 24 maggio. Durante le serate, oltre a vivere l’atmosfera verdeoro, le ragazze illustreranno il progetto ai partecipanti. Per aderire alla cena dell’11 aprile è necessario prenotare al numero 333.8590155.
«La nostra è una missione laica – spiega Valdo – dove si entra in contatto con la povertà. Ma per chi abita là Belo Horizonte è anche sinonimo di allegria, chi vive lì è felice con quello che ha. Questo fa sorgere domande ai ragazzi europei, che non si capacitano del loro entusiasmo. Numerose organizzazioni umanitarie sostengono le favelas economicamente, ma la relazione diretta è importante al pari di questi aiuti. E fa cambiare lo sguardo a chi vi passa, lasciando più domande che certezze».
In Brasile
Le due volontarie vivranno due momenti distinti nell’arco delle tre settimane: uno legato al volontariato e uno, più breve, dedicato alla visita del Paese. Durante le giornate nella favelas all’istituto “ A Mar” di Belo Horizonte, Anna e Irene giocheranno coi bambini, racconteranno storie, si confronteranno sulle diversità culturali e vivranno una lezione coi ragazzi delle scuole medie. In più, incontreranno Renato Mattarelli Carli, presidente dell’Associazione Emilia-Romagna de Minas Gerais-Aer/Mg, e alcuni nipoti di immigrati romagnoli. Infatti, a fine Ottocento, numerosi concittadini lasciarono i paesi di Formignano, San Carlo, Borello raggiungendo il Brasile, tra cui anche Belo Horizonte. Lavoravano nelle miniere e nelle piantagioni di caffè. Oggi i loro nipoti portano avanti anche il dialetto romagnolo.
Volontarie
«Abbiamo deciso di vivere questa esperienza – spiegano Anna e Irene, la prima cesenate e la seconda di Reggio Emilia – per uscire dalla nostra area di comfort e vivere una realtà lontana dalla nostra. Noi studiamo a Milano e distaccarci per un po’ da quel concetto di abbondanza ci farà davvero capire quanto noi ragazzi europei siamo fortunati. Siamo curiose di respirare la loro allegria con quel poco che hanno da vivere. Ci stiamo preparando un po’ sul portoghese per poter interagire con le persone del posto. Noi daremo qualcosa a loro, ma l’esperienza che vivremo lascerà moltissimo anche a noi».
Per quel che riguarda le cene in programma, «è importante che siano presenti anche tanti giovani – proseguono – perché è un progetto rivolto a quelli della nostra età. L’anno scorso abbiamo partecipato a cene come queste e ci siamo interessate per partire».