Cesena, frana di Via Stornite, i legali dei cittadini di Borello: “Ecco perché il consorzio non si poteva creare”

Cesena
  • 10 gennaio 2026

Nuova puntata delle querelle sulla frana di Via Stornite a Borello. I legali dei cittadini in vertenza con il Comune, Giuliano Cardellini e Claudio Tombaccini, sottolineano che il consorzio per la cura della strada non poteva essere costituito e ne spiegano i motivi in una nota: “con delibera n. 285 del 31.10.2017 il Comune aveva premesso in atto, che l’intera Via Stornite, per la lunghezza di 2.300 metri, era classificata come strada vicinale ad uso pubblico ed intendeva, quindi, costituire la formazione del consorzio per tutto il percorso. Taluni residenti - fra i quali la signora Luciana Bonoli - avevano già rappresentato, e nel prosieguo ribadivano, al Comune di Cesena, che la Via Stornite era in realtà classificabile quale strada vicinale privata per il maggior tratto (quello al di sopra dell’attuale frana), mentre soltanto il ridotto tratto più a valle (ove si sarebbero verificate le due frane nel 2020 e nel 2023), era assimilabile nel contesto alla strada comunale “di fatto” o quantomeno vicinale ad uso pubblico”.

“Difatti - proseguono i legali - la frana insiste tra la Via Colombarona e la Via Vittime 4 agosto 1956, ove si trova financo ubicato il parcheggio pubblico delimitato per veicoli (come risulta dal PUG, con tanto di arredo urbano, parco pubblico e banchina del tram), allorché il Comune aveva approvato e gestito direttamente dal 2013 la lottizzazione sull’area di terreno adiacente. Soltanto quel tratto residuale inferiore, di circa 500 metri, è oggetto di uso pubblico, sia che si tratti di strada comunale “di fatto” ovvero di strada vicinale ad uso pubblico. Siccome il consorzio non può essere costituito d’imperio sulle strade vicinali private, ma soltanto sulle strade vicinali ad uso pubblico, all’esito di una mediazione avanti all’Organismo del Tribunale di Forlì, il Comune prese finalmente atto dell’illegittimità dell’intrapresa procedura per quel consorzio, ideato sulla lunghezza di 2.300 metri e, correttamente, decise di non darvi corso. Altrimenti operando, avrebbe agito contro disposizioni di legge. La delibera di Giunta n. 285/2017 è consultabile da tutti, anche dai responsabili comunali, che per il trascorrere del tempo se ne sono dimenticati”.

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