Dopo la liquidazione giudiziale dell’azienda “Flash Control Srl”, disposta sei giorni fa dal Tribunale di Roma, tutti gli occhi dei circa 30 lavoratori e di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm che li tutelano sono ora puntati sulla questione più urgente: capire se potrà essere concesso l’esercizio provvisorio per mandare avanti l’attività, che al momento è bloccata. Lunedì pomeriggio è stato il nodo principale di cui i sindacalisti hanno discusso durante una call durata quasi un’ora e mezzo col curatore fallimentare, Filippo De Luca. Hanno insistito sul fatto che è assolutamente indispensabile, anche per cercare di recuperare l’arretrato di due mesi di stipendio non versato, ed è anche logica, visto che le commesse non mancano, e quindi di lavoro ce n’è. Anzi, quattro dei dipendenti si trovano ad Abu Dhabi, dove sono impegnati in alcuni interventi, e ora sono alle prese non solo per l’ansia di essere in una zona di guerra ma anche con le incertezze per quello che sta accadendo alla loro impresa. Ovviamente il curatore deve ragionare in termini più freddamente tecnici, numeri alla mano, per capire se ci sono i margini per dare almeno temporaneamente continuità all’attività aziendale. Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto tempi rapidi. La risposta è stata che serviranno almeno tre settimane. Quanto all’esito del necessario esame che sta iniziando a fare, il curatore non si è naturalmente sbilanciato. L’impressione avuta è che l’ipotesi dell’esercizio provvisorio non sia esclusa ma neppure scontata.
Ieri i lavoratori sono stati aggiornati in un’assemblea sindacale durata un paio di ore, con la presenza di quasi tutti. La preoccupazione era palpabile, ma si respirava anche una cauta fiducia.
Qualcuno ha anche chiesto informazioni sulla possibilità di dare le dimissioni per giusta causa, con la possibilità quindi di fruire della Naspi. È stato confermato che in una caso del genere è possibile, e anzi si ha pure diritto alla retribuzione per il previsto periodo di preavviso. Ovviamente è una scelta che tende a prendere in considerazione solo chi ha un’occupazione alternativa a portata di mano.
C’è invece una certa diffidenza sull’eventualità che dalla crisi si possa uscire con un assorbimento dell’attività aziendale “made in Cesena” e degli attuali dipendenti da parte della società spagnolo “Inspeqtia Industrial Services Srl”. I sindacati hanno espresso non pochi dubbi sulla “promiscuità” che si già è creata tra queste due realtà, con passaggi di rami d’azienda, personale e anche strumentazioni dall’una all’altra, in forme poco trasparenti. Per esempio, con comunicazioni fatte ai dipendenti tramite messaggini WhatsApp. Il timore è che in realtà dietro ci sia un controllo degli stessi imprenditori a cui si rimprovera una mala gestione.