I malintenzionati sono sempre alla rincorsa di ignare vittime da raggirare. In questo caso sarebbe più opportuno dire “in corsa”. Erano le 20 della prima domenica di giugno quando una donna poco più che cinquantenne, alla guida della sua auto (una Suzuki Ignis), stava attraversando il tunnel della Secante in direzione Rimini ed è rimasta vittima di un tentativo di estorsione.
La dinamica
Con una velocità più moderata rispetto alla sua e davanti a lei procedeva un’altra vettura (una Hyundai 120 bianca immatricolata a Pescara). Ha prontamente deciso di sorpassarla. Nel pieno della manovra, la signora ha udito un rumore, descritto come «un colpetto», proveniente dalla carrozzeria della sua auto appena acquistata.
«Credo che mi abbiano colpito con qualcosa mentre sorpassavo, perché ho rinvenuto dei graffi bianchi sul retro dell’auto che prima non c’erano», ha raccontato nella denuncia presentata. Terminato il sorpasso, la Hyundai ha iniziato a lampeggiare con i fanali. La donna, preoccupata, ha deciso di accostare in una piazzola a bordo carreggiata in prossimità dell’uscita dal tunnel in zona “Montefiore”. Lo stesso ha fatto la Hyundai, dalla quale è scesa un’altra donna, descritta come «intorno ai 40-45 anni, italiana e dall’accento romanesco, con capelli neri e lunghi, carnagione olivastra e occhi scuri». Ha accusato la conducente della Suzuki di aver urtato la sua vettura durante le operazioni di sorpasso, mostrando ammaccature e altri danni alla carrozzeria. Secondo la testimonianza della vittima, erano però già presenti prima del completamento del sorpasso. Le persuasioni e le tesi avvalorate dalla malvivente hanno quasi finito per convincere la donna a bordo della Suzuki. Tanto da invitare la truffatrice a compilare la constatazione amichevole per procedere alle comunicazioni alle rispettive agenzie assicurative.
La tentata estorsione
La conducente della Hyundai, capendo che “il pesce aveva quasi abboccato”, ha cominciato a snocciolare una serie di fandonie utili a completare l’opera. Fino a sostenere che l’auto non fosse di sua proprietà, bensì dell’azienda per cui lavorava. E che il danno, secondo le sue stime, sarebbe ammontato a 400-500 euro, che pretendeva che venissero consegnati seduta stante in contanti dalla vittima. Somma che, naturalmente, la signora raggirata non aveva con sé. È stata quindi, sollecitata ad effettuare un prelievo nel bancomat più vicino. Ma ha rifiutato quell’invito, «per mancanza di disponibilità». La delinquente, quindi, le ha intimato di dare quanto avesse in tasca in quel momento, ma la vittima non ha ceduto.
L’inseguimento
Appurato che il colpo non sarebbe andato a buon fine, la frodatrice è risalita sulla sua auto e ha ripreso la sua marcia nella stessa direzione. La titolare della Suzuki, capendo di essere stata vittima di un tentativo di truffa, si è lanciata alla rincorsa della Hyundai sulla quale viaggiava la malvivente insieme a un uomo della stessa età, tre adolescenti e un bambino. Arrivati alla rotonda dello svincolo per Montiano, la Hyundai ha fatto inversione di marcia e si è rimessa in direzione Cesena facendo perdere le sue tracce. Ancora scossa e incredula, la sfortunata signora ha deciso di riferire tutto alle forze dell’ordine, sporgendo denuncia all’Arma dei Carabinieri che, con le informazioni fornite dalla donna (tra cui anche la targa della Hyundai) ha iniziato le ricerche dei responsabili.