Cesena, falso diploma per lavorare a scuola: condannato dalla Corte dei Conti

Cesena
  • 07 settembre 2026

Un titolo di studio “fantasma”, autocertificato per scalare le graduatorie scolastiche e ottenere contratti da collaboratore scolastico in provincia di Forlì-Cesena. È la vicenda al centro di una sentenza con cui la sezione giurisdizionale per l’Emilia-Romagna della Corte dei Conti ha condannato un 46enne campano a risarcire all’Erario la somma di 2.878,44 euro, oltre a rivalutazione monetaria, interessi e spese di giustizia.

Il fatto

La vicenda affonda le sue radici in un’articolata indagine della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania che aveva portato a galla un vasto sistema illecito legato a un istituto di Castellabate (Salerno), diventato il centro di un giro di centinaia di falsi diplomi e abilitazioni, utilizzati in tutta Italia per accedere illegittimamente alle graduatorie per il personale Ata e docente.

Secondo la ricostruzione accolta dal collegio presieduto dal magistrato Massimo Perin, nel 2017 l’uomo aveva fatto domanda di inserimento nella terza fascia delle graduatorie Ata per il triennio 2017-2019 nel territorio di Forlì-Cesena.

La dichiarazione

Nella domanda aveva dichiarato il possesso di un diploma di qualifica come operatore dei servizi di ristorazione, presuntivamente conseguito nell’agosto 2013 all’istituto salernitano con il massimo dei voti (100/100). Grazie a tale punteggio, l’uomo era riuscito a stipulare contratti di lavoro a tempo determinato all’Istituto Comprensivo Valle Savio di Mercato Saraceno e la Scuola Primaria Circolo didattico Cesenatico 2, incassando stipendi lordi per circa 2.800 euro nel corso del 2019.

I controlli

Le verifiche successive dell’Ufficio Scolastico Regionale e gli accertamenti delegati alla Guardia di Finanza di Bologna hanno però svelato l’inganno: la matricola indicata sul diploma apparteneva in realtà a un altro istituto statale di Nocera Inferiore e la scuola paritaria non si era mai tenuta alcuna sessione straordinaria di esami ad agosto.

L’udienza

Nel giudizio contabile, svolto in assenza del convenuto rimasto contumace, i giudici hanno riconosciuto la piena sussistenza del dolo, evidenziando come il soggetto fosse pienamente consapevole della falsità del titolo esibito. La Sezione ha inoltre ribadito un principio consolidato della giurisprudenza contabile: la prestazione lavorativa resa in assenza dei requisiti richiesti ed erogata con dolo è da ritenersi qualitativamente inferiore e priva di valore giuridico, configurando un danno erariale pari all’intero ammontare delle retribuzioni percepite.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui