È migliorata la situazione nel sottosuolo contaminato lungo il tratto urbano della via Emilia, dove sorgeva il distributore di carburanti “Esso”, ma a 8 anni di distanza dall’inizio del progetto di bonifica saranno necessari altri monitoraggi per accertarsi che siano definitivamente superati tutti i pericoli. E comunque «qualsiasi trasformazione d’uso, compresi eventuali futuri interventi all’interno dell’area oggetto del procedimento di bonifica, dovrà essere subordinata alla verifica dell’accettabilità del rischio anche mediante l’implementazione di un’ulteriore specifica Analisi di rischio, ovvero acquisendo in via preventiva una valutazione di Arpae e Ausl».
È quanto emerge dalle ultime verifiche eseguite in viale Marconi 1039, nella zona di Case Finali, dove sulla base di un progetto di bonifica approvato nel 2018, a seguito della dismissione dell’attività di vendita di carburanti, si decise di rimuovere le cisterne e i serbatoi interrati. Durante le successive operazioni si accertarono contaminazioni dei suoli e delle acque.
Dopo una variante del progetto di bonifica datata 2020, l’anno seguente la società “Ecotherm”, per conto di “Esso Italiana srl”, comunicò il mancato raggiungimento degli obiettivi. Si predispose quindi una seconda variante, che prevedeva controlli e bonifiche per una durata di 23 mesi, a partire dai primi giorni del mese di marzo del 2023. Circa tre mesi fa è stato trasmesso al Comune dalla stessa “Ecotherm”, dopo avere fatto alcune correzioni richieste nelle modalità di calcolo rispetto a quanto fatto in precedenza, un “Report di avanzamento della bonifica”, per aggiornare sull’analisi di rischio e chiedere un collaudo.
Situazione e nuovi controlli
Da quel documento emerge è cessato «il rischio sanitario da inalazione vapori per i frequentatori del sito» e risultano «consolidati i risultati favorevoli nelle campagne soil gas di autunno 2024 e primavera 2025». Però le analisi effettuate sulle acque sotterranee per rilevare eventuali sostanze inquinanti in proporzioni superiori ai limiti sono state meno rassicuranti. Perciò in un atto ufficiale del Comune di alcuni giorni fa si è chiarito che «non è possibile dichiarare chiuso il procedimento ambientale in quanto è necessario monitorare il rientro nella norma in modo particolare dei parametri relativi a ferro, manganese, nichel e cromo VI».
Non solo. Si è che deciso di «procedere con un campionamento di collaudo post analisi di rischio che preveda due campagne di campionamento a circa sei mesi una dall’altra su tutti i piezometri del sito in corrispondenza del minimo e massimo ravvenamento di falda, che dovrà essere opportunamente documentato con i relativi rilievi freatici. Arpa effettuerà in contraddittorio il campionamento sul Poc Pm8, ed eventualmente su altri piezometri del sito che riterrà significativi. I parametri da ricercare sono Btex, idrocarburi espressi come n-esano, MtBe, EtBe, piombi tetraetile, arsenico, cadmio, cromo totale, cromo VI, ferro, rame, nichel, manganese e zinco». Sono tutte sostanze che al di sopra di certe quantità sono nocive per l’ambiente e per la salute umana.