Il prossimo 7 marzo la legge sui beni confiscati alle mafie compirà trent’anni e per l’occasione l’associazione “Libera”, fondata da don Ciotti, ha lanciato una raccolta firme per dare gambe più forti dal punto di vista economico al riutilizzo di case, aziende e terreni sottratti alla criminalità organizzata. La proposta, per la quale è stato scelto lo slogan “Diamo linfa al bene”, è semplice: destinare il 2% del denaro confiscato ai clan e raccolto nel Fondo Unico di Giustizia, per garantire che effettivamente gli immobili recuperati dallo Stato, cioè «di tutti noi» - sottolinea Franco Ronconi, referente di Libera per la provincia di Forlì-Cesena - possano essere sistemati e riutilizzati per funzioni pubbliche e di valore sociale. E che poi quelle attività avviate al loro interno, ricondotte nell’alveo della legalità, che - ricorda lo stesso Ronconi - «non può essere mai disgiunta dalla giustizia sociale», possano avere una solidità e una sostenibilità che ne assicurino la continuità nel tempo.
La campagna lanciata da Libera, a cui si può aderire firmando l’appello al link https://libera.limesurvey.net/177767?newtest=Y&lang=it, interessa molto il territorio di Cesena. In particolare, per la vicenda dei tre edifici che furono confiscati a suo tempo dal Tribunale di Reggio Calabria ad Alfredo Ionetti, che fu arrestato con l’accusa di essere un “tesoriere” di Pasquale Condello, boss della ‘ndrangheta. Sono una villetta in via Lando Conti, una palazzina in via Macrelli e capannoni in via Parri, ai civici 301 e 355. Questi ultimi appartenevano alla ditta “Sornova”, concessionaria di “Scania” che operava nel settore dell’autotrasporto e che era diventata una base per riciclare denaro sporco.
Dopo che furono prima sequestrati e poi confiscati con decreto del 2016, si ipotizzò che quegli immobili a Torre del Moro avrebbero potuto ospitare il deposito librario della Biblioteca Malatestiana, che attualmente è dislocato in una struttura privata, che costa al Comune circa 65 mila euro d’affitto. Poi, in realtà, gli spazi sono stati assegnati alla Sovrintendenza dei Beni culturali, per stoccaggi di materiali archeologici. Ma ci sarebbero da fare interventi per un utilizzo più pieno e - osserva Ronconi - la disponibilità di fondi freschi e costanti, qualora venisse recepita la richiesta di “Libera”, potrebbe consentire di realizzare lavori sugli edifici di via Parri, per sviluppare in quegli spazi di grande superficie progetti ancora più qualificati. Il tutto sempre in linea con lo spirito della legge approvata tre decenni fa, sulla scia dell’impegno di grandi personalità assassinate dalla mafia come Pio La Torre: riutilizzare per finalità sociali, culturali, collettive beni tolti a criminali. Un’operazione di ripristino della legalità e utile, ma anche di grande valore etico sul piano simbolico.