Cesena, duello per la Trevi: Icop Spa scommette su Soilmec, lavoratori e territorio

Tra le due spasimanti che, a suon di offerte pubbliche d’acquisto e di scambio di azioni, stanno provando a convolare a nozze con la Trevi, la “Icop Spa” sembra Davide opposto Golia, vista la potenza di fuoco molto maggiore del gigante “Webuild”. Ma forse proprio per questo, in un incontro che si è tenuto ieri nella sede forlivese di Ance, la società friulana fondata nel 1920 dalla famiglia Petrucco ha provato a giocarsi nel migliore modo le proprie carte. Lo ha fatto presentando ai sindacati e al sindaco Enzo Lattuca il proprio progetto industriale e indicando le prospettive per il territorio cesenate, qualora riuscisse a scalare la storica industria nata nel 1957, leader nell’ingegneria del sottosuolo. Probabilmente come finirà il duello lo si capirà verso fine novembre. Ma ieri l’amministratore delegato Piero Patrucco ha fornito molte rassicurazioni sul futuro che avrebbe la Trevi in caso di abbraccio con la società con base a Udine. Innanzitutto, è stato molto chiaro sulla sorte della Soilmec, l’azienda che è il “braccio costruttore” del Gruppo Trevi. Non solo ha assicurato che, contrariamente a voci circolate più volte, non c’è alcuna intenzione di smantellare quell’azienda metalmeccamica che Davide Trevisani fondò nel 1969. Ha anche aggiunto che la sua ubicazione a Cesena è un valore e non c’è ragione di spostarla. Poi ha tirato fuori l’asso dalla manica, dicendo di essere pronto a investire sulla Soilmec per farne anche un hub di ricerca e sviluppo e di progettazione.

Al di là di questo punto specifico, ma ritenuto fondamentale da Cgil, Cisl e Uil, Petrucco ha spiegato che l’integrazione tra Icop e Trevi consentirebbe di creare «una piattaforma internazionale più ampia, aumentando le opportunità commerciali e offrendo alle squadre specializzate maggiori possibilità di operare su progetti e geografie differenti. Sulla base dei rispettivi piani industriali, l’entità combinata potrebbe raggiungere nel 2029 circa 1,7 miliardi di euro di ricavi e 280 milioni di Ebitda, valori calcolati senza considerare le sinergie».

Tra gli impegni è stata ribadita la volontà di «tutelare i posti di lavoro qualificati e valorizzare le competenze e il know-how industriale», con l’obiettivo di «partecipare ai maggiori progetti infrastrutturali internazionali». Quanto a Trevi, è stato prospettato di «preservare e valorizzare specializzazioni, marchi, identità e competenze delle diverse realtà, mettendo a disposizione una maggiore capacità di investimento, nuovi mercati e ulteriori opportunità di sviluppo».

Altri punti di forza su cui insiste “Icop” sono un approccio più prettamente imprenditoriale e industriale, il coinvolgimento dei lavoratori e il legame col territorio, tre punti deboli dell’attuale gestione, come è fisiologico visto che la società è finita in mano a Fondi di investimento dopo la fine dell’era Trevisani.

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