Quali parole ci rappresentano, cosa vorremmo lasciare indietro nella nostra vita, e come dare una nuova forma alla rabbia, sono stati i temi che hanno caratterizzato le mostre “La mia storia, la tua storia” e “Fra/mmen/ta/ti”. Le due esposizioni interattive, la prima al Centro Pace mentre la seconda al piano superiore del bar Roma, sono state allestite dalla Cooperazione Piazza Grande in collaborazione con Limo aps in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Attraverso la parola, la fotografia, e le tematiche affrontate sono state portate all’interno delle due mostre percorsi, fatiche e valori di persone che frequentano quotidianamente lo Spazio sociale diurno. Durante le visite i presenti hanno collaborato attivamente nell’ampliamento dei progetti introspettivi esposti, avviati nelle ultime settimane dai ragazzi del centro.
«Mi sono trovato molto bene nel lavorare in gruppo con altri ragazzi - commenta Alin Mocanu, frequentatore dello Spazio sociale -. Il primo progetto è stato per me un ponte tra il passato e il percorso che sto svolgendo, mentre il secondo mi ha permesso di trovare la giusta mira nella vita che prima non avevo».
«Sono mostre belle - prosegue l’assessora Carmelina Labruzzo - che aiutano a spezzare due “strade” parallele portando a incontrare la vita di altre persone. Le attività restituiscono un senso di cittadinanza e partecipazione».
La mia storia, la tua storia
Vite diverse, ma questioni comuni. E così tramite domande, parole e fotografie la mostra ha portato i visitatori ad interrogarsi sulle proprie esperienze.
«Nel percorso - spiega Giulia Monico, operatrice di Piazza Grande - i cittadini si soffermano a riflettere su quali parole potrebbero rappresentarli, quali invece raffigurano le proprie radici ed emozioni. Ma anche cosa vorrebbero imparare e cosa vorrebbero lasciare indietro della propria vita. Ci sono questioni che ci accomunano e che possiamo vivere tutti quanti».
Ai progetti esposti hanno partecipato anche cittadini che hanno deciso di collaborare all’iniziativa proposta dallo Spazio sociale.
Fra/mmen/ta/ti
Lasciato a piedi il Centro Pace, i visitatori si sono diretti verso il bar Roma. Al centro di questa mostra è emerso il tema delle ferite e delle esperienze frammentate, che se esternate e ricostruite, possono portare a qualcosa di nuovo e avvincente. Da questa suggestione nelle scorse settimane era stato avviato allo Spazio sociale un laboratorio dedicato all’elaborazione della rabbia e dei vissuti traumatici. I ragazzi infatti erano stati chiamati a frantumare con forza delle mattonelle e, seguendo la tecnica del Kintsugi, a ricomporle con l’oro fuso. Alcune di queste sono state esposte a “Fra/mment/ta/ti”. Una pratica che suggerisce una prospettiva diversa sulla fragilità: le fratture possono diventare parte del valore e della storia di ciò che viene ricomposto.
Durante la visita ai partecipanti è stato concesso di provare a ricostruire la propria rabbia incollando su un pannello frammenti di mattonelle scrivendo a fianco cosa provocasse in loro quel sentimento.