Cesena, decreto flussi per manodopera straniera: la burocrazia frena i lavoratori

Cesena
  • 10 giugno 2026

La burocrazia collegata al Decreto flussi per le assunzioni di lavoratori agricoli stagionali nel territorio di Forlì-Cesena sta frenando una delle realtà ortofrutticole più importanti del Paese. Lo denuncia Uila Cesena, che sollecita «interventi urgenti» per sbloccare la situazione, visto che «la campagna di raccolta della frutta e dei prodotti ortofrutticoli è entrata nel vivo e le aziende locali si trovano ad affrontare una grave carenza di manodopera».

Il problema - spiega Alessandro Scarponi, segretario generale della Uila Cesena, è doppio.

Uno tocca le vite di «molti lavoratori stranieri arrivati attraverso il Decreto flussi, che sono già presenti nel nostro Paese da diverse settimane, alcuni addirittura da fine aprile, ma non possono ancora essere impiegati regolarmente nelle aziende agricole a causa dei ritardi nelle procedure amministrative necessarie al rilascio delle autorizzazioni e dei permessi richiesti». Sono persone con poche reti, per le quali la mancanza di una retribuzione in tempi brevi diventa spesso un’emergenza per soddisfare bisogni materiali primari e, in diversi casi, per aiutare le famiglie rimaste nei Paesi d’origine.

C’è poi il nodo economico-produttivo. «Le elevate temperature delle ultime settimane stanno accelerando la maturazione dei prodotti ortofrutticoli e la mancanza di personale rischia di compromettere raccolte, produzioni e redditività delle imprese - segnala Scarponi - Non è accettabile che lavoratori già presenti sul territorio e pronti a iniziare la loro attività siano costretti ad attendere per settimane il completamento di procedure burocratiche che, in una fase così delicata della stagione agricola, dovrebbero essere gestite con carattere di assoluta priorità».

Perciò Prefettura, Questura e tutti gli uffici competenti vengono sollecitati a «mettere in campo ogni iniziativa utile per accelerare l’esame delle pratiche pendenti e consentire ai lavoratori di entrare rapidamente nelle aziende che li attendono». Perché «l’agricoltura non può fermarsi. Dietro ogni giorno di ritardo ci sono raccolti che rischiano di andare perduti, aziende in difficoltà e lavoratori che vedono rinviato il proprio inserimento lavorativo».

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