Ci sono storie che finiscono nei mercatini dell’usato, in una soffitta da svuotare o addirittura nella spazzatura. Eppure, anche quelle meritano di essere salvate. Da qui prende forma l’Archivio della vita quotidiana (Avq), associazione di promozione sociale che raccoglie, conserva e studia i cosiddetti homeless movies: pellicole di famiglia perdute, rimaste senza proprietari né memoria, recuperate tra mercatini delle pulci, fiere antiquarie, piattaforme online e sgomberi di cantine.
L’associazione, costituita ufficialmente nel giugno di quest’anno, è composta da sette soci fondatori, tra cui fotografi e docenti universitari. A guidarla è l’argentino Juan Ignacio Calcagno, nato e cresciuto a Buenos Aires, vive in Italia dal 2018 e da un anno si è trasferito a Cesena. «Qui abbiamo ricevuto l’aiuto e la solidarietà di molte associazioni e l’interesse di molte persone che, incuriosite dall’archivio, ci hanno spinti a formalizzare questo progetto» racconta Calcagno.
In realtà, il progetto ha preso avvio nel 2020, come una semplice collezione, poi poco alla volta, grazie alla catalogazione e allo studio dei contenuti, si è trasformata in un vero archivio. Oggi l’Avq custodisce oltre duemila pellicole italiane, organizzate in più di ottanta fondi archivistici.
I film che nessuno reclama
Nel 2002 è stato fondato l’Archivio Nazionale dei Film di Famiglia e, nello stesso anno, il documentario “Un’ora sola ti vorrei” di Alina Marazzi ha mostrato al grande pubblico la forza narrativa dei film di famiglia. Da allora sono nati numerosi archivi, università e cineteche hanno iniziato a raccogliere home movies, sempre partendo da materiale donato direttamente dalle famiglie.
Diverso è il destino delle pellicole recuperate tra mercatini, fiere antiquarie o lotti di vendita online. Questi film l’Archivio preferisce definirli homeless movies. «Sono film che hanno perso la loro casa. Non sappiamo perché siano stati abbandonati e, probabilmente, non lo sapremo mai».
Le pellicole arrivano da tutta Italia, anche se spesso è impossibile risalire alla loro provenienza. «In questo lavoro bisogna imparare a convivere con domande destinate a rimanere aperte».
La bellezza nella quotidianità
Per Calcagno, il valore di questi film va oltre quello documentario. «Mi emoziona la poetica del quotidiano che emerge da queste immagini. Siamo stati abituati a pensare che il bello sia nei musei o nei grandi paesaggi. Io, invece, lo trovo nella vita di tutti i giorni. Credo che la quotidianità sia piena di bellezza. Bisogna soltanto imparare a guardarla».
Interrogativi etici
«Non ci è mai capitato di restituire un film ai familiari. Se una pellicola si è persa, credo che quel suo statuto vada rispettato». Da qui prende avvio una riflessione più ampia. «Che diritto abbiamo di guardare immagini che nessuno ci ha affidato? Mi piace pensare che gli homeless movies ci costringano a ripensare il ruolo sociale dell’archivio e la figura dell’archivista».
Nuovi film e nuovi spazi
Il lavoro di recupero è continuo. «Siamo sempre alla ricerca di nuovo materiale. Le donazioni sono ancora poche».
Per il momento tutto il materiale è già catalogato e schedato, anche se non ancora consultabile liberamente, ma nel frattempo l’associazione guarda già al futuro. «Stiamo cercando uno spazio espositivo a Cesena. Abbiamo pronto un progetto di mostra con proiezioni dedicato alla poetica del quotidiano. Sarebbe il modo migliore per presentarci alla città e condividere questo patrimonio ritrovato».