CESENA. Sono passati 131 anni da quando il suo trisnonno, un cesenate che lavorava nelle miniere di Formignano fu costretto, come tante altre persone nella sua stessa situazione, a imbarcarsi per andare a cercare una nuova occupazione che gli permettesse di campare. Colpa della crisi nera dell’estrazione dello zolfo sulle colline cesenati, dovuta al fatto che in America si erano trovati nuovi giacimenti di quella risorsa, che costavano meno di un terzo rispetto a quelli dei siti romagnoli. Così all’età di 26 anni, Giuseppe Raffaelli sbarcò in Brasile e da quel momento iniziò un’avventura totalmente nuova, e durissima nelle fasi iniziali, quando questo capostipite di una saga familiare degna di un film fu reclutato nelle miniere d’oro di Minas Gerais. In quella zona dove serviva manodopera dopo che pochi anni prima era stata abolita la schiavitù. Ma i metodi ruvidi dei vecchi “padroni” erano cambiati poco, così come la pesantezza e la pericolosità del lavoro in miniera. Generazione dopo generazione, partendo da quel sacrificio, la famiglia si è però costruita un futuro migliore.
Adesso, con il cognome modificato in Raphaelli, perché anche questa fu una delle trasformazioni prodotte da quella emigrazione, il discendente di quell’uomo forte è venuto a Cesena, alla ricerca delle sue radici. Lo ha fatto per tre giorni, da venerdì a domenica scorsa, vedendo non solo i luoghi dove aveva vissuto il suo antenato, ma anche incontrando parenti che fino a pochi giorni fa non sapeva di avere. Gabriel - questo il suo nome - ci aveva provato già nel 2015, durante una vacanza in Italia coi suoi genitori, ma tutto si era risolto in una toccata e fuga all’Archivio di Stato accanto alla Biblioteca Malatestiana di Cesena, da dove non aveva però cavato un ragno dal buco.
Ora è arrivata la svolta, per merito di Pier Paolo Magalotti, insuperabile conoscitore della storia delle miniere di Formignano. Già altre volte ha aiutato discendenti di ex minatori emigrati a scoprire chi erano i loro avi. Ci è riuscito di nuovo accogliendo il trisnipote di quel minatore che se ne era andato da Cesena a fine Ottocento. Ha 38 anni, abita in Brasile, nella megalopoli di San Paolo, è sposato e in aprile diventerà padre per la prima volta. A portarlo verso la terra del suo antenato è stato un dottorato di ricerca che sta facendo all’Università a Bolzano, nel campo dell’agricoltura sostenibile. Si trovava a Bologna per un convegno e ha sentito il richiamo della vicina Cesena, la città da dove suo nonno gli aveva sempre raccontato che era arrivata la famiglia Raphaelli.
Pier Paolo Magalotti, spulciando uno degli archivi parrocchiali, quello di Formignano, che - tiene a dire - «sono tesori per questo tipo di ricerche, grazie al lavoro importante fatto da studiosi del territorio come Riva per sistemarlo», ha trovato il certificato di nascita di Giuseppe Raffaelli. Si è così scoperto che era nato nel 1869. Venuto meno il lavoro nella miniera di Formignano, era partito alla volta del Brasile nel 1895. Ma al di là di queste date chiave, a emozionare Gabriel è stata la scoperta di altri due Raffaelli, quelli con la doppia effe invece che la ph ma accomunati dall’appartenenza allo stesso albero genealogico. Il primo è stato Filippo, del ristorante-agriturismo “La Stadera” di via Tessello, Il secondo è stato un geometra novantenne che abita in centro: si chiama Giordano e - riferisce, emozionato, Gabriel - «ci ha spiegato che suo nonno era Pompeo, che era il fratello del mio trisnonno Giuseppe. A quel punto, ci siamo abbracciati». Tra i luoghi visitati, quello da cui è rimasto più toccato è stata «la bellissima chiesetta di Formignano dove Giuseppe era stato battezzato», riferisce ancora il 38enne brasiliano, che è stato accompagnato lì da Magalotti. Quest’ultimo sottolinea che recuperare queste storie familiari è prezioso per ricordare che «ci furono tante povere persone cacciate da Cesena come cani e costrette a cercare di sopravvivere con fatiche, privazioni e sacrifici enormi». Gabriel annuisce e saluta dicendo che prima o poi vuole portare anche i suoi familiari a vedere Cesena, perché «è stata una delle cose più belle della mia vita, che porterò sempre con me, pestare il suolo da dove è arrivato il mio trisnonno». Poi fa una riflessione che profuma di filosofia esistenziale e un po’ di poesia: «Senza di lui non ci sarei stato io; siamo tutti figli della casualità della vita».