A parte gli addetti ai lavori e i diretti interessati che ne sono stati colpiti, pochi lo sanno ma esiste un “Catasto degli incendi” in cui vengono registrate tutte le “aree percorse dal fuoco” nel territorio comunale di Cesena a partire dalle ultime settimane del 1995. Dal 2017 è la Regione, in collaborazione con i Carabinieri Forestali, a occuparsi di realizzare la cartografia e pubblicarla sul proprio sito per censire in modo dettagliato le zone dove sono divampati roghi che hanno incenerito il suolo, limitatamente alle porzioni dove sono presenti boschi e pascoli.
Di recente la Giunta comunale ha proceduto ad aggiornare questo particolare catasto, inserendovi le schede relative ai due episodi che si sono verificati nel corso del 2025. Si tratta di disastri di dimensioni molto limitate. Il 30 giugno un incendio in via Montebellino ha mandato in fumo 133 metri quadrati di bosco, mentre pochi giorni dopo, il 4 luglio, a Tessello la stessa sorte è toccata a 149 metri quadrati di terreno, anche in questo caso su cui sorgevano alberi. Niente di lontanamente paragonabile a quanto accadde nel 2014 in via Magalotti, a ridosso del confine con Gualdo di Roncofreddo, dove andò bruciata una superficie di ben 28mila metri quadrati, inclusi circa 5mila metri quadrati di bosco. Fu il più devastante rogo tra i 12 che sono stati registrati nel periodo dal 2011 all’anno scorso.
L’indicazione dell’anno 2011 non è casuale, perché le schedature all’interno del catasto hanno un precisa funzione. Le aree percorse dal fuoco che finiscono nella lista sono infatti sottoposte a vincoli e divieti di differente durata. Per 15 anni il proprietario deve mantenere la stessa destinazione d’uso preesistente all’incendio e nella zona bruciata si possono realizzare solo opere pubbliche necessarie per la salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. Per 10 anni è vietata la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili ed attività produttive, fa salvi i casi in cui siano state già rilasciate autorizzazioni comunali in data precedente l’incendio; sono inoltre proibiti pascolo e caccia. Per 5 anni è vietato lo svolgimento di attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo il caso di specifica autorizzazione concessa o dal Ministero dell’Ambiente o dalla Regione o per documentate situazioni di dissesto idrogeologico o per particolari situazioni in cui sia urgente un intervento di tutela per esigenze ambientali e paesaggistiche. Per 3 anni non si possono raccogliere prodotti del sottobosco.