Cesena, Cucine Popolari porta in piazza il sudario di Gaza

Cesena

Chi glielo fa fare? Nessuno, a quanto dicono.

Per Cucine Popolari la parola d’ordine vuole ancora una volta essere gratuità, tanto in cucina quanto in piazza, da dove venerdì prossimo marcerà portando per le strade di Cesena il sudario di “Carnia per la pace”. Il telone, 18 metri per 5, contiene i nomi di oltre 18mila bambini palestinesi, vittime del genocidio di Gaza.

Sulle accuse subite di strumentalizzazione politica la presidente Oriana Casadei ribadisce: «Non ci sono interessi politici. Noi siamo aperti a tutti, e dentro l’associazione convivono pacificamente soggetti appartenenti a diversi partiti e movimenti senza distinzioni di casacca».

L’evento

Il corteo è previsto per venerdì 10 luglio, partirà da piazza del Popolo alle 18, scenderà lungo via Mazzoni per poi risalire lungo viale Battisti e terminare in corso Garibaldi, dove, in seguito alla lettura dei nomi, interverrà Paola Caridi, saggista e giornalista esperta in Medio Oriente. Presente anche un coro di volontari della parrocchia di Villachiaviche, che intoneranno canti laici. Non sarà un funerale cattolico - ha specificato Tommaso Cristofori - ma un momento laico di rispetto, e in questo senso anche il silenzio giocherà un ruolo fondamentale».

Le bandiere della Palestina, invece, ci saranno. Del resto l’associazione, come sottolinea Paola Farneti, non è apolitica, ma apartitica: «La politica è onnipervasiva, qualsiasi gesto che coinvolge la comunità è di per sé politico, anche preparare un pasto a chi non può permetterselo».

Rompere il silenzio

Prima di quest’occasione erano scesi in piazza solo una volta, per la l’omicidio del bracciante Satnam Sing, irregolare morto sul lavoro nel 2024, ma la sensibilità nei confronti delle stragi in Palestina si era già espressa nei 72 giorni del digiuno a staffetta del 2025. «A partire dal 7 ottobre siamo stati coinvolti un po’ alla volta – raccontano gli organizzatori - fino a percepire, ora, il dovere di rompere il silenzio su quello che sia l’Onu che Amnesty International hanno già più volte riconosciuto come un genocidio, con cifre che toccano i 73mila morti».

Cucine Popolari in effetti non è mai stata una tipica mensa dei poveri. A oggi serve un pasto al giorno, che è autodefinito “ricco” e “via di mezzo tra la cucina di casa e un ristorante”, comprendendo primo, bis, secondo, contorno e dolce.

Ci si siede a tavola insieme, donatori e bisognosi, in media 150 persone al giorno, con fiori, servizio al tavolo e pietanze appena preparate, ogni volta diverse, secondo il motto: «Mangia quello che vuoi e dona ciò che puoi».

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