Ora dopo ora, emergono aspetti sempre più sconcertanti della crisi dell’azienda “Flash Control”, che non è iniziata oggi ma è precipitata in modo fulmineo nell’avvio di una procedura di liquidazione. Ieri mattina, nel piazzale in via Madonna dello Schioppo, dove ci sono gli uffici direzionali e amministrativi, si sono radunati per un presidio di protesta, sostenuto in modo compatto dai sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, quasi tutti i trenta lavoratori dell’impresa metalmeccanica. Il “quasi” è dovuto al fatto che quattro dipendenti si trovano ad Abu Dhabi, da dove i sindacalisti hanno chiesto di richiamarli subito. Ogni attività aziendale e possibilità di lavorare sono infatti “congelate” dall’iter di liquidazione, visto che non è stato accompagnato dalla previsione dell’esercizio provvisorio.
Proprio qui sta la principale contraddizione della vicenda e la rivendicazione immediata: con interventi in corso e commesse che non mancano, appare paradossale non consentire la continuità d’impresa. Una continuità necessaria, tra l’altro, per pagare gli stipendi dovuti (gli arretrati sono al momento pari a due mensilità). Su questo punto, che è stato al centro di un confronto avuto di pomeriggio col curatore fallimentare, hanno insistito ieri tutti i rappresentanti delle organizzazioni di categoria presenti sul posto: Giacomo Gasperoni (Fim), Simone Pagliarani (Fiom) e Fabrizio Ronconi (Uilm). Insieme a loro, anche Maria Giorgini, Francesco Marinelli e Paolo Manzelli, segretari rispettivamente della Cgil Forlì-Cesena, della Cisl Romagna e della Uil Cesena, oltre all’assessore comunale allo Sviluppo economico, Lorenzo Plumari. Quest’ultimo ha chiesto «serietà, trasparenza e rispetto per i lavoratori». Un messaggio diretto ai vertici aziendali, senza nascondere che al tavolo istituzionale attivato in Comune diversi mesi fa per cercare di affrontare al meglio la crisi il confronto non è stato sempre semplice, culminato nella mancata partecipazione a una riunione convocata il 9 settembre in municipio. L’assessore ha inoltre concordato con i sindacalisti sul fatto che l’impresa ha tutte le carte in regola per avere un futuro, viste le grandi competenze specialistiche maturate dai suoi dipendenti, che si occupano di controlli e altri trattamenti all’avanguardia su grandi impianti di colossi. Il tutto usando strumenti all’avanguardia, inclusi droni per esplorare le parti interne di grandi tubature e cisterne, dopo avere affinato in oltre trent’anni di impegno tecniche inizialmente introdotte dall’Inghilterra.
In mezzo a un futuro alquanto nebuloso, una realtà spagnola, la “Inspeqtia Industrial Services Srl”, si sarebbe detta pronta a rilevare la “Flash Control” e i lavoratori, partendo dal fatto che ha acquisito di recente un ramo d’azienda. Ma i rappresentanti sindacali vogliono vederci chiaro, temendo che sia solo un “cavallo di Troia” dentro cui si potrebbero nascondere gli attuali gestori. E comunque al momento i contatti sono stati limitati a un dialogo reso complicato dalle differenze linguistiche con Pedro Miguel Loizaga Cayero.
Voci di debiti per 13 milioni
È stata emessa il 17 settembre dal Tribunale ordinario di Roma la sentenza con cui è stata dichiarata la liquidazione giudiziale della “Flash Control Srl”. Come giudice delegata è stata nominata Carmen Bifano e come curatore Filippo De Luca, fissando al 20 aprile 2027 l’udienza per l’esame dello stato passivo. Dalle prime informazioni raccolte, e da confermare, i debiti accumulati dall’impresa ammonterebbero a circa 13 milioni di euro. Un aspetto sconcertante di questa brutta storia, che i sindacalisti non hanno mancato di evidenziare, è che si è arrivati all’atto estremo della liquidazione giudiziale senza avere fatto neppure un’ora di cassa integrazione. E senza tenere in minima considerazione la dedizione e il senso d’appartenenza all’azienda che i lavoratori hanno sempre dimostrato in ripetuti momenti difficili: basti dire che nel 2015 alcuni erano arrivati ad accumulare 10 mensilità di retribuzione non pagata.