Cesena. Cresce il disagio tra gli adolescenti, Allegretti: “Serve una cura sempre più di prossimità”

Cesena

Ritiro sociale, autolesionismo, abuso di sostanze e alcol. Ma anche disturbi dell’alimentazione. Fino alle fragilità familiari e ambientali. È solo un approssimativo elenco delle criticità psico-sociali con le quali è chiamata a confrontarsi la variegata e preparata équipe di sanitari del Dipartimento di Salute Mentale del Distretto Sanitario di Forlì-Cesena. Un insieme di casi, ciascuno con le proprie peculiarità, che hanno come comune denominatore l’età dei pazienti. La netta prevalenza di soggetti affetti da patologie afferenti la sfera della psiche riguarda ragazzi in età adolescenziale. Con una preponderanza del sesso femminile. A riportarlo, a margine del seminario pubblico “Fare luce sulle adolescenze fragili”, svoltosi ieri mattina palazzo del Ridotto a Cesena in occasione della “Settimana della salute mentale”, è stata la direttrice del Dipartimento Mariella Allegretti; già direttrice dell’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile.

Dott.ssa Allegretti, i giovani si confermano un’emergenza sul piano della salute mentale?

«L’attività di tutte le unità operative – dalla neuropsichiatria al servizio per le dipendenze, fino al Centro di Salute Mentale – sono, ad oggi, impegnate nel creare percorsi trasversali di cura che possano occuparsi della complessità emergente che concerne la fascia adolescenziale giovane-adulta. Complessità sia di natura clinica che sociale molto elevate rispetto al concetto di salute mentale in generale. E che già da qualche anno ha dimostrato la necessità di programmare interventi che rispondano a bisogni che sono all’ordine del giorno. E che richiedono, dunque, una valutazione complessiva e trasversale.

Quali sono le principali causa di queste forme di disagio giovanile?

«Il filo conduttore è la “disregolazione emotiva” in generale. Ossia, l’incapacità o la forte difficoltà di gestire e controllare l’intensità e la durata delle proprie risposte emotive. Un fenomeno che si può manifestare con forme “internalizzanti” o “esternalizzanti”. Possono verificarsi condotte esplosive o impulsive. O viceversa, atteggiamenti di ritiro sociale, che spesso sottendono anche difficoltà ansioso-depressive; disturbi psicotici o anche lo spettro autistico. Fino alle dimostrazioni, purtroppo sempre più frequenti, che rientrano e accrescono la complessità come l’autolesionismo e l’istinto suicida in tragico aumento».

I disturbi sono equamente divisi tra maschi e femmine?

«C’è una netta prevalenza di ragazze. Soprattutto per problemi legati ai disturbi alimentari. Un fenomeno in crescita come rappresentato dalla letteratura degli ultimi anni. E che rientra nella complessità generale».

Quali sono gli indirizzi operativi scelti dal Dipartimento per ridurre l’incidenza della casistica?

«I percorsi devono essere necessariamente integrati col territorio. Il nostro intervento deve essere scientifico e dosato nell’intensità a seconda della patologia. Ma allo stesso tempo di prossimità. È importante rimanere vicino al paziente. Tenendo presente che l’obiettivo è sempre il rientro del soggetto nel contesto sociale. Ogni trattamento deve avere un inizio e una fine».

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