Con l’obiettivo di «stimolare una riflessione critica», il Comune di Cesena, il Centro Pace Cesena e il Liceo linguistico “Ilaria Alpi” hanno organizzato, nella giornata di venerdì, due incontri dedicati alla pace, al disarmo e all’economia di guerra. Uno, che si è svolto di mattina nell’istituto superiore, era rivolto agli studenti. Un secondo, aperto alla cittadinanza, si è tenuto nel pomeriggio, al Palazzo del Ridotto. Tra i relatori Francesco Vignarca e Linda Maggiori: analista del commercio internazionale di armi, delle spese militari e delle politiche di sicurezza globale, lui; giornalista e autrice di inchieste sul rapporto tra economia, ambiente e traffici di materiale bellico, lei.
Pace
Davanti a una platea numericamente contenuta, Vignarca ha evidenziato due errori semantici centrali nel dibattito: pace e riarmo.
«La pace – ha esordito – non va definita come l’assenza di guerra. Perché è positiva, in senso definitorio, quando c’è la presenza di qualcosa. Per esempio, quando per tutti sussistono dei diritti». Ha poi declinato il percorso che, dal suo punto di vista, porterebbe a concretizzare la pace. «Costruire la pace non significa solo occuparsi di armi o spese militari – ha affermato –. Vuol dire fare comunità; studiare l’economia; rispettare l’ambiente; occuparsi delle fasce più fragili della popolazione. E bisogna essere consapevoli che la pace perenne e omologabile per tutti è impossibile. Perché funzioni, è necessaria la continua ricerca di una pace rispondente ai cambiamenti sociali e culturali».
Riarmo
Sul secondo concetto al centro delle riflessioni, Vignarca ha sostenuto che «è sbagliato parlare di riarmo, perché nessuno ha mai smesso di armarsi. È un percorso europeo e globale che dal 2001 al 2024 ha portato, progressivamente, a raddoppiare le spese militari».
Per frenare questo modello «inefficace», Vignarca e la sua rete hanno depositato in Corte di Cassazione una «proposta di iniziativa popolare per istituire il Dipartimento della Difesa civile non armata e non violenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri».
Armamenti
Al centro dell’intervento di Linda Maggiori c’è stato invece il transito di armamenti in Italia, che lo Stato italiano regola con la Legge 185 del 1990, prevedendo l’autorizzazione al transito e il controllo di importazione ed esportazioni.
«Export e transito – ha cominciato la giornalista – sarebbero vietati verso i Paesi che violano i diritti internazionali». Pertanto - è il suo parere - «anche Israele». Poi ha continuato: «Ma nei report ufficiali della Farnesina i transiti non compaiono. Ciò non significa che lo Stato non li conosca, perché i prefetti ne sono al corrente».
La questione - ha denunciato Maggiori - interessa anche la Romagna. «Le munizioni passate il 30 giugno scorso dal porto di Ravenna – ha riportato – venivano dalla Repubblica Ceca; sono state scortate dalle forze dell’ordine come da procedura e sono passate».
Invece, «l’export verso Israele è calato perché l’autorità non concede i permessi per produzioni italiane, mentre continuano import e transiti». Tra i materiali più trasportati ci sarebbero «gas, liquidi infiammabili e comburenti, che vendiamo a Israele, ma non alla Russia», ha evidenziato.